La manovra da vicino: come il governo immagina reddito di cittadinanza e quota 100

Foto di ANSA/GIUSEPPE LAMI

L'esecutivo è al lavoro sulla bozza del decreto attuativo che dovrebbe disciplinare nei particolari due punti chiave del contratto di governo fra Movimento 5 Stelle e Lega. I contenuti e l'opinione dei sindacati


È stata dura ma ce l’abbiamo fatta. Con l’approvazione definitiva dello scorso 30 dicembre, l’Italia stringe in pugno una legge di bilancio firmata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a poco più di un giorno dai fuochi d’artificio di Capodanno. Al suo interno, le mosse economiche con cui il governo gialloverde intende mettere in pratica il suo programma politico, essenzialmente entrate e uscite della spesa pubblica 2019 insieme agli obiettivi finanziari per i tre anni futuri.

Dopo un faticosissimo iter in cui la squadra capitanata dal premier Giuseppe Conte si è spaccata più volte, ha battibeccato a lungo con Bruxelles per poi rispondere con entusiasmo impassibile alle proteste dell’opposizione in Parlamento su sostanza e tempi risicati di discussione, nuove scadenze incombono su Lega e M5S. Infatti almeno 2/3 della legge di bilancio 2019 rimarrebbero sterili in mancanza di norme che ne attivino gli effetti. È tempo di tornare al lavoro per il governo. Parlando di reddito di cittadinanza, per esempio, Palazzo Chigi si è dato tempo fino alla seconda settimana di gennaio per confezionare il provvedimento attuativo. «Dobbiamo sistemare le ultime cose, ma il cronoprogramma verrà rispettato» assicura oggi il vicepremier Luigi Di Maio dall’Aquila, dove si trova in visita. «I decreti su quota 100 e reddito di cittadinanza si faranno nei prossimi giorni».

Foto di ANSA/RICCARDO ANTIMIANI
Foto di ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Cosa si sa per adesso sulla disciplina in arrivo per le misure qualificanti della manovra, reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni? Ci sarebbe già almeno una bozza di decreto unitario, pensata per regolamentare entrambi gli strumenti, su cui il governo sta lavorando proprio in queste ore.

Reddito di cittadinanza

È di 8,5 miliardi di euro il budget messo a disposizione dalla stesura definitiva della legge di bilancio per uno dei cavalli di battaglia dei grillini.

Beneficiari dell’aiuto economico saranno 1,4 milioni di famiglie, nuclei che per il 27% del totale sono composti da una sola persona. La platea comprende oltre agli italiani anche gli stranieri, purché abbiano un permesso di lungo soggiorno in Italia e qui siano residenti da almeno 10 anni in via continuativa. Un punto questo su cui anche Matteo Salvini si dimostra possibilista quando, sempre dall’Aquila, commenta: «Vediamo. Ci studiamo e ne riparliamo. Posso essere d’accordo».  Tra le soglie patrimoniali, la principale è quella legata all’ISEE, poiché il nucleo familiare non deve superare un reddito annuo di 9360€. La misura prenderà il via ad aprile, mentre già da marzo uscirà di scena il “vecchio” reddito di inclusione (Rei), per cui non sarà più possibile presentare domanda.

Per quelli che cercheranno di approfittarsi di questo nuovo strumento barando c’è il carcere da 1 a 6 anni e «non vedranno più il progetto del reddito di cittadinanza», spiega Di Maio. Inoltre, il leader 5 Stelle specifica che «sia la Guardia di Finanza sia le altre Autorità avranno un particolare sistema di controllo sul reddito di cittadinanza, niente di particolarmente tecnologico».

Il contributo ammonterà al massimo a 780€ mensili, a seconda del reddito e del numero di componenti della famiglia (salvo eccezioni). La durata prevista è di 18 mesi, ma l’erogazione è rinnovabile per lo stesso arco di tempo dopo un mese di sospensione. Come contraltare all’integrazione economica, il beneficiario si impegna a firmare un patto del lavoro (o di inclusione sociale se si tratta di un soggetto disagiato). Nel primo caso la persona dovrà assumersi obblighi di ricerca di un impiego e formazione, oltre a dover accettare almeno una fra tre offerte di lavoro «congrue». In più coloro che riceveranno il Rdc saranno tenuti a svolgere tot ore di attività in progetti di pubblica utilità a vantaggio del comune a cui appartengono.

Foto di ANSA/ CESARE ABBATE
Foto di ANSA/ CESARE ABBATE

Una critica autorevole al disegno di decreto arriva dal mondo sindacale. Susanna Camusso, segretaria generale della CGIL, sottolinea «contraddizioni evidenti» per quanto riguarda la povertà: «un senza tetto ha un assegno inferiore di chi ha una casa, un mutuo o un affitto». Inoltre, continua Camusso, «manca qualsiasi riferimento alle misure di inclusione, ovvero sostegno all’infanzia, formazione, tutela sanitaria, servizi sociali». «Il lavoro, prima di essere distribuito, va creato» conclude la portavoce CGIL. «Nelle iniziative di questo governo non vedo interventi che vadano in questa direzione».

Quota 100

Anche la riforma delle pensioni voluta dai gialloverdi acquisterà operatività dal 1 aprile 2019. Il triennio compreso fra quest’anno e il 2021 farà da palestra per sperimentare una formula di pensionamento anticipato possibile con 62 anni di età e minimo 38 di contributi.

I privati potranno scegliere questa opzione appunto da aprile, mentre i dipendenti pubblici dovranno aspettare luglio per l’apertura della prima finestra. I prepensionamenti nel settore pubblico faranno  slittare il pagamento del trattamento di fine rapporto (tfr) nell’anno in cui sarebbe maturato il diritto a ritirarsi dal lavoro.

Anche qui, l’opinione dei sindacati non è delle migliori. «L’abrogazione della Fornero non c’è stata» tuona Camusso, che considera il 62 + 18 una possibilità allettante per chi potrà accedervi. «Ma non si è tenuto conto dei giovani, che a tale somma non potranno mai arrivare, dei lavoratori del Sud che hanno storie contributive più discontinue, del lavoro precario e spezzettato delle donne e tanto meno dei lavori gravosi. Per tutte queste categorie resta la Fornero».

Sulla stessa linea Domenico Proietti, segretario confederale UIL. «Quota 100 è un’utile soluzione per i lavoratori del nord e del settore pubblico, ma è meno efficace per quelli del centro-sud dove difficilmente si raggiungono i 38 anni di contribuzione ed è del tutto insufficiente per le donne». Il n. 1 della UIL saluta con favore lo sganciamento dell’aspettativa  di vita per la pensione anticipata dei precoci e la continuazione dell’ape sociale (il prepensionamento possibile in origine in via sperimentale fino alla fine del 2018). Ma i toni tornano polemici nel valutare «l’assenza di una quota 41 per tutti: è una scelta ingiusta e sbagliata che penalizzerà tanti lavoratori».

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