L’auto del futuro, un pieno di elettroni

epa07064023 An electric powered car of British car brand Jaguar is connected to a charging terminal while on display at the Paris Motor Show 'Mondial de l'Automobile' in Paris, France, 02 October 2018. The Paris Motor Show, which takes place every two years, runs from 04 to 14 October 2018 with international car makers presenting their latest models and studies.  EPA/IAN LANGSDON

Veicoli elettrici, ibridi e carburanti alternativi non sono più considerati fantascienza dagli italiani. Fabio Orecchini, direttore del Dipartimento di Ingegneria della Sostenibilità dell'Università Guglielmo Marconi, ci spiega cosa dobbiamo aspettarci il prossimo anno nel settore delle auto green


In “Back to the future”, il divertente film di Robert Zemeckis, per poter viaggiare nel tempo Marty McFly e lo scienziato “Doc” hanno a disposizione solo una sgangherata coupé DeLorean piena di appendici, cavi posticci e monitor sparsi nell’abitacolo. L’auto spesso fatica a mettersi in moto e in realtà le DeLorean avevano fama di macinini. Oggi le cose son cambiate, per viaggiare verso il futuro possiamo fare affidamento su automobili più curate e su una gamma di scelte ampia.

Problema centrale della mobilità privata 2019 è come ridurre le emissioni di anidride carbonica, polveri sottili e Co2. Se la soluzione, purtroppo, rimane ancora un’incognita, le principali linee di ricerca sono tre: elettrico, ibrido e combustibili alternativi (Gpl, metano, biodiesel ecc). Ciascuna tecnologia presenta pregi e difetti, motivo che spinge alcuni esperti ad affermare che la sostenibilità delle auto non sarà affidata ad un unico modello, ma si raggiungerà grazie al mix dei tre filoni.

A sorpresa, l’ultimo rapporto Anfia (Associazione nazionale Filiera dell’Industria Automobilistica) rivela che l’Italia si colloca in seconda posizione a livello europeo dopo la Norvegia come quota di veicoli eco-friendly venduti nel 2017 (11,7% sul totale, in crescita del 24,7% rispetto al 2016). Tuttavia il mercato italiano resta sbilanciato: alla base della buona prestazione c’è infatti la diffusione dei sistemi benzina/Gpl, mentre i sistemi full-electric sono marginali. Le vendite di autovetture a doppia alimentazione benzina/Gpl nel nostro paese rappresentano il 6,5% del totale (la cifra più alta in Europa), seguite dai veicoli ibridi (3,4%), benzina/metano (1,7%) e, in ultimo, elettrici (0,1%).

Incoraggiante il tasso di crescita rispetto al 2016, che per tutte le categorie aumenta al ritmo di due cifre (ibrido +71%, elettrico + 47%, benzina/Gpl +27% e benzina/metano +16%). Segnali che, assieme al divieto di circolazione per i motori più inquinanti in molte regioni italiane, indicano una crescita della coscienza ecologica. Ma è ancora troppo presto per gridare al miracolo. Chi si aspetta dal 2019 l’anno di rottura con il passato rimarrà deluso, sarà piuttosto un anno di transizione, che dovrebbe aiutarci a fare chiarezza sul mercato dei veicoli ecologici.

I veicoli a trazione completamente elettrica sono considerati la vera alternativa ai combustibili fossili, dal momento che non producono alcun tipo di emissione inquinante (in realtà anche le auto alimentate a idrogeno sono totalmente “pulite”, ma si tratta di una tecnologia ancora poco diffusa). I motivi dell’accoglienza per ora tiepida da parte del grande pubblico verso il full-electric sono legati ai costi elevati dei modelli elettrici, alla limitata autonomia degli accumulatori, alla scarsa diffusione delle colonnine di ricarica, e ai lunghi tempi per rifornire le batterie di nuova energia.

La principale novità dei prossimi mesi sarà un sensibile incremento nell’offerta di modelli elettrici, che passeranno dai 17 ora in listino a 29. Per il resto invece, non si intravede un ribasso dei prezzi, che in Italia fanno segnare una media di 43 mila euro. Anche per il prossimo anno il primato dell’auto elettrica più economica rimarrà in mano alla Smart ForTwo Coupé, venduta a 23.920 euro, mentre i modelli sotto i 30 mila euro (al momento sei) dovrebbero diventare una decina con il lancio di nuove utilitarie elettriche da parte di Peugeot (208), Opel (Corsa), Mini e Fiat (500).

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I prezzi delle vetture elettriche non sono esorbitanti come si pensa, in media rimangono tra i 5 e i 10 mila euro superiori ai modelli equivalenti ad alimentazione tradizionale. Un gap che in Italia si cerca di compensare con la recente introduzione del cosiddetto ecobonus, emendamento alla legge di bilancio che, qualora entrasse in vigore, istituirebbe incentivi fino ai 6.000 euro per l’acquisto di auto nuove a trazione elettrica, ibrida o bi-fuel. “Gli incentivi per questa categoria di veicoli si auspicavano da anni e hanno fatto la differenza in altri mercati” afferma Fabio Orecchini, direttore del Dipartimento di Ingegneria della Sostenibilità dell’Università Guglielmo Marconi e fondatore del sito FabioOrecchini.it. “Se questi incentivi saranno confermati mi aspetto una maggiore aggressività delle case automobilistiche sul mercato, che significa una maggior offerta di modelli e auto più attraenti” commenta il professore, che aggiunge: “Fino ad ora i costruttori hanno dato per scontato che in Italia l’elettrico non potesse decollare per l’assenza degli incentivi, come se ci fosse una sorta di barriera all’ingresso nel mercato; una barriera che in realtà era più nella mente delle persone che nel mercato. Si sa che l’incentivo ottiene risultati perché dà un contributo economico ma anche perché offre la possibilità psico-economica di riprendersi parte delle tasse versate allo Stato.”

Serio limite alla diffusione dell’elettrico in Italia restano le poche colonnine di ricarica, che, secondo un recente studio del Politecnico di Milano, sono meno di 13 mila, di cui solo 2.750  pubbliche, 80% meno della media europea. Ancora in ritardo il Piano Nazionale Infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici (PNire) varato nel 2012, che si prefiggeva un obiettivo generico, installare entro il 2020 tra i 4mila e i 13mila punti di ricarica lenta (<22kW) e dalle 2mila alle 6mila stazioni di ricarica veloce (>22kW).

“Le auto attuali hanno batterie che crescono di capacità – continua il professore Orecchini -. Non basta la presa di corrente per ricaricarle in tempi non biblici, servono infrastrutture di un certo livello, con potenze importanti, minimo da 20KW/ora in su. Invece la maggior parte delle colonnine che sono installate nelle città come Roma arrivano a 2-3 KW/ora, il che significa che per ricaricare una batteria da 60KW servono 20 ore. Le colonnine dell’Enel, che fanno parte di un progetto europeo chiamato Eva + che mira a sviluppare l’infrastruttura europea autostradale, sono più potenti. In Italia però, forse per un problema di accordi tra Enel e Autostrade, non si trovano all’interno della rete autostradale ma nei paesi limitrofi, per cui è necessario uscire dal casello e cercarle con il navigatore.”

Sergio Marchionne, l’amministratore delegato di FCA scomparso pochi mesi fa, prevedeva che il trend sarebbe stato verso una crescita dei veicoli a trazione bifuel e ibrida fino al 2025, anno della svolta ecologica. Lo stesso rapporto dell’Anfia conclude che “i tempi non sono ancora maturi per una diffusione di massa delle auto elettriche. Il punto di svolta avverrà quando il loro prezzo sarà equivalente a quello delle auto a combustione interna. Pur crescendo la domanda di auto elettriche e ibride nel prossimo decennio, l’impatto sul parco circolante sarà ancora molto esiguo”.

Se il futuro remoto è dell’elettrico, quello prossimo è dell’ibrido. “Ai giorni nostri fondamentale è il processo di elettrificazione delle auto – conclude Orecchini – Non tutti sono pronti a mettersi nel garage una full-electric. Invece tutti potenzialmente siamo già in grado di acquistare una vettura ibrida. Si tratta di una soluzione interessantissima perché fa entrare motore elettrico e batteria nella mentalità dei guidatori e abitua a un altro tipo di automobili. Queste auto educano a un modo diverso di intendere il piacere di guida, che è quello di imparare a sfruttare al meglio il recupero dell’energia in frenata, di capire come funziona un’automobile elettrica. Sono auto che possono piacere anche agli appassionati, nonostante abbiano ottime prestazioni in termini di consumi e emissioni”.

Insomma, non siamo ancora sicuri di come sarà l’auto che ci condurrà al 3019. Ibrido, elettrico, idrogeno e carburanti alternativi sono destinati ad aumentare, ma per ora è difficile scommettere sulla tecnologia dominante. Marty McFly e “Doc” forse dovevano fare i conti con l’affidabilità non proprio impeccabile dei loro marchingegni e con un flusso canalizzatore che tendeva a scaricarsi nelle scene clou. Ma almeno sapevano con certezza quale fosse il carburante della loro DeLorean, un bel pieno al plutonio.

 

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