Chi è Battisti, storia del terrorista che Bolsonaro vuole riportare in Italia

The former Italian communist militant Cesare Battisti arrives from the city of Campo Grande to the Sao Paulo international airport, in Sao Paulo, Brazil, Saturday, Oct. 7, 2017. 
(ANSA/AP Photo/Nelson Antoine)

 Il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, si è detto disponibile ad «andare personalmente a prenderlo» ma l'ex membro dei Proletari Armati per il Comunismo è irreperibile da giorni. 


Venti identikit. Venti identità per un solo uomo: Cesare Battisti, l’ex terrorista rosso condannato all’ergastolo dalla giustizia italiana per quattro omicidi. Le autorità brasiliane hanno diffuso venti possibili fotografie di come dovrebbe apparire Battisti, irreperibile da quando il nuovo presidente Jaìr Bolsonaro ha emanato un ordine di cattura nei suoi confronti.

Quella di Battisti è la storia di un criminale condannato dalla giustizia ma salvato dalla politica.

Accusato di quattro omicidi, condannato in via definitiva, Battisti è fuggito in Brasile dove, nel 2010, è stato graziato dall’ex presidente Lula Da Silva che pose il veto sulla sua estradizione in Italia. Da allora l’ex terrorista ha vissuto in Brasile come una celebrità, senza che le persone sospettassero minimamente degli orrori del suo passato.

Il suo primo omicidio risale al 1978. Battisti uccide un maresciallo di Udine, Antonio Santoro. L’anno successivo la sua banda ammazza un gioielliere di Milano, Pierluigi Torregiani, il cui figlio, tutt’ora paralizzato, è una delle voci che più chiedono il ritorno in Italia di Battisti per scontare la condanna.

Il 19 aprile 1979 spara, uccidendolo, un negoziante di Mestre, Lino Sabbadin. Tutti questi omicidi vengono giustificati dal gruppo armato di Battisti, chiamato “Proletari armati per il Comunismo”, con la motivazione “si opponevano alle rapine in nome del popolo”.

Poco tempo dopo un altro omicidio: è Andrea Campagna, carabiniere della DIGOS di Milano.

Nel 1979 Cesare Battisti venne arrestato a Milano, in una casa dove nascondeva un vero e proprio arsenale di armi, appartenenti al suo gruppo di terroristi. Nel 1981 riesce ad evadere dal carcere e fugge in Francia, dove diventa un giallista di successo, difeso peraltro da molti intellettuali italiani. Nel frattempo le indagini contro di lui in Italia proseguono. Alcuni terroristi confessano i crimini, tutte le prove conducono a lui.

Nel 2004 viene arrestato a Parigi dove i giudici concedono l’estradizione in Italia. Tuttavia Battisti, nel frattempo scarcerato, riesce a scappare di nuovo, questa volta in Brasile. Nel 2009 il ministro Tarso Genro gli concede ufficialmente l’asilo politico, status concesso ai perseguitati politici. Da allora è in atto uno scontro diplomatico tra Brasile e Italia per riportare il criminale in patria, dove nel frattempo è stato condannato in via definitiva.

Solo la fine dell’era Lula e l’avvento del nuovo presidente Bolsonaro riaccendono la speranza che il terrorista possa essere riportato in Italia per scontare la pena che gli è stata inflitta. Nel frattempo però Battisti è riuscito a fuggire di nuovo. Una nuova rocambolesca fuga che lascia ancora aperto uno dei casi più sanguinosi della storia italiana.

condividi