Gigi Cagni, dalla panchina ai social: «Inzaghi? Troppi esoneri ogni anno. Ancelotti sa come si vince»

gigi cagni

“L’edicola del Gigi” è il nuovo format lanciato dall’ex allenatore dell’Empoli su Instagram: sessanta secondi per raccontare il pallone oggi senza peli sulla lingua. Intervista esclusiva di Reporter Nuovo


Gigi Cagni ammette di aver «sbagliato molte cose nella comunicazione» nella sua carriera, di essere stato spesso «poco diplomatico», probabilmente a causa del suo «essere bresciano». E forse proprio per questo, a 68 anni, l’ex allenatore di Piacenza, Empoli e Brescia (e molte altre) ha deciso di sbarcare su Instagram, per parlare di calcio e raccontare i suoi 50 anni d’esperienza nel mondo del pallone. Brevi filmati da un minuto sui temi scottanti del momento, in cui Cagni dice la sua senza peli sulla lingua. «Non riesco a cambiare, non ce la faccio, quindi sto cercando un mezzo che mi permetta di trasmettere le cose che mi va di dire».

Il mister non è nuovo a esperimenti del genere: «Per giudicare le cose bisogna provarle. Tempo fa ho provato con Facebook, ma sono durato 15 giorni, ho capito che non era una cosa per me e quindi ho smesso subito». Ora però c’è Instagram, l’habitat ideale per l’allenatore classe 1950 per condividere «esperienze che possono servire a qualcuno». Certo, «sintetizzare in un minuto non è facilissimo, perché avrei tantissime cose da dire», ma Cagni valuta anche l’idea di servirsi della funzione “stories”, o anche di «fare promozione su Instagram per poi mandare gli utenti su Youtube». Insomma, le idee non mancano, al servizio di un’esigenza comunicativa che pare insaziabile.

L’account @gigi_cagni_official cresce a vista d’occhio, ma il mister non è ancora del tutto soddisfatto: «Vorrei arrivare a più persone, ma anche mio figlio mi ha detto: “papà non puoi pretendere di avere subito 10mila follower”. Bisogna avere pazienza e magari anche la fortuna di trattare un argomento caldo in quel momento». “L’edicola del Gigi”, questo il nome del format creato da Cagni, piace perché è vero, «dico sempre quello che penso, per questo mi chiamano radio e tv da tutta Italia». In un mondo del calcio sempre più “plastificato”, in cui le interviste seguono un immutabile copione prestabilito, Gigi Cagni si distingue ancora per schiettezza e onestà intellettuale. E Instagram è la nuova frontiera, il canale ideale per parlare di pallone, stavolta sì, senza argini: «E me lo posso permettere, con l’età che ho non devo nascondere più niente».

Gigi Cagni conosce bene Pippo Inzaghi, avendolo lanciato nel ’94-’95 in Serie B a Piacenza, e il fatto che la sua panchina a Bologna stia traballando proprio non gli va giù: «Se una società fa una scelta di un certo tipo, poi la deve sostenere fino alla morte. Più di 30 allenatori esonerati all’anno dovrebbero far riflettere i presidenti, dovrebbero chiedersi: “stiamo sbagliando qualcosa?”». Il mister non ha dubbi, è «il sistema ad essere sbagliato», del resto «una volta le società andavano a vedere gli allenatori sei mesi prima dell’inizio della stagione e poi decidevano se prenderli. Oggi invece li scelgono anche alla fine del mercato».

Ritiene invece giusta la scelta del Napoli di affidarsi ad Ancelotti, anche se ammette di aver avuto inizialmente delle perplessità: «Quando hanno preso Carlo ho pensato che fosse una scommessa. Anche perché anni fa mi disse di non voler tornare più in Italia. All’inizio ero perplesso – spiega Cagni – poi ho capito che se un allenatore così grande fa una scelta del genere vuol dire che pensa di poter lavorare bene». Gigi, come sempre, va dritto al sodo, senza risparmiarsi: «Io sono per gli allenatori che sanno come si vince, non per quelli che fanno calcio spettacolo e poi non vincono nulla. Ancelotti inizialmente ha sperimentato, poi ha messo in pratica le sue conoscenze e ha portato l’intera rosa del Napoli a rendere al meglio. Ha capito che il Napoli non aveva solo 13 giocatori, come l’anno scorso, ma 22. Ha provato delle cose, a campionato in corso, dimostrando che il calcio non è una scienza esatta come dicono». E se lo dice Gigi Cagni, c’è da fidarsi.

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