Ecotassa, una nuova incognita per i piani di FCA

Pietro Gorlier responsabile delle attività di Fca in Europa, Medio Oriente e Africa (Emea) durante la conferenza stampa al termine dell?incontro tra FCA e sindacati presso la palazzina Mirafiori, 29 novembre 2018 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

La proposta del Governo di introdurre un sistema di bonus/malus sulle immatricolazioni fa vacillare il piano di investimenti di Fiat Chrysler in Italia. A dirlo sono i vertici della multinazionale torinese Mike Manley e Pietro Gorlier. Abbiamo chiesto un commento sulla vicenda a Luciano Mondellini, giornalista di MilanoFinanza


Non si placano le polemiche seguite all’annuncio dell’ecotassa sulle immatricolazioni di auto con alimentazione tradizionale proposta dal governo Conte. Oltre ad aver suscitato le critiche di Federconsumatori e di altre sigle sindacali come Anfia, Unrae e Federauto, la paventata ecotassa arriva a mettere in discussione anche il piano industriale 2019 messo a punto da FCA per gli stabilimenti italiani. Un piano che prevede oltre 5 miliardi di investimenti e l’arrivo di ben 13 nuovi modelli, e che nei progetti di FCA dovrebbe segnare il passaggio alla tecnologia elettrica del gruppo italo-americano.  Il cosiddetto “Piano Italia” annunciato a fine novembre da Pietro Gorlier, nuovo responsabile dell’area EMEA, e dall’amministratore delegato Michael Manley, coinvolgerà gli stabilimento di Melfi (con l’avvio della produzione della Compass e della Renegade ibrida), Pomigliano d’Arco (con il C-SUV Alfa Romeo e la Panda mild hybrid), Mirafiori (con la 500 Elettrica) e Cassino (con il nuovo D-SUV Maserati e le versioni ibride di Giulia e Stelvio). Un enorme piano di investimenti che, in appena tre anni, permetterebbe, secondo i vertici di FCA la piena occupazione in diversi stabilimenti del gruppo.

A far vacillare i progetti della multinazionale è stata l’introduzione della cosiddetta ecotassa, ovvero un emendamento alla manovra di bilancio presentato dai 5 Stelle e approvato dalla Camera che prevede incentivi dai 1.500 ai 6.000 euro per chi acquista nel prossimo triennio un’auto elettrica, ibrida o comunque poco inquinante. La norma però funziona secondo lo schema del bonus/malus e introduce anche una nuova tassa da 150 a 3 mila euro per chi sceglie invece auto che presentano valori di emissioni superiori ai 110 grammi per chilometro, ovvero quelle alimentate a benzina o diesel.

“Il sistema di bonus-malus inciderà significativamente sulla dinamica del mercato, in una fase di transizione del settore estremamente delicata” ha affermato Manley, che ha aggiunto: “se tale intervento fosse confermato si renderà necessario un esame approfondito dell’impatto della manovra e un aggiornamento del piano annunciato”.

Dichiarazioni che, secondo alcuni commentatori, potrebbero far pensare ad una marcia indietro da parte del manager FCA anche alla luce delle performance sempre peggiori dei brand Fiat e Alfa Romeo in Italia (le cui vendite a novembre sono calate rispettivamente del 15% e del 40%). Un piano forse troppo ambizioso che FCA ha prontamente rimesso in discussione sfruttando l’occasione data dall’ecotassa, che in linea teorica, invece, andrebbe a favorire l’elettrificazione del gruppo, grazie ai notevoli incentivi sull’acquisto di quelle auto ibride e elettriche su cui FCA ha intenzione di concentrarsi in futuro. Voci e interpretazioni che circolano nell’ambiente dell’automotive e su cui fa chiarezza Luciano Mondellini, giornalista di MilanoFinanza: “In linea teorica la deduzione potrebbe anche essere giusta. Tuttavia bisogna ricordare che attualmente la FCA ha pochissimi modelli elettrici e ibridi sul mercato italiano e europeo. La finanziaria è relativa al 2019, quindi agisce nel breve periodo, mentre gli investimenti nell’elettrico operano a medio/lungo termine. Di conseguenza, se l’ecotassa entrasse in vigore, l’anno prossimo FCA vedrebbe ulteriormente ridotti i suoi utili, e gli investimenti preventivati diventerebbero più difficili da sostenere. E’ la vendita di auto a propulsione tradizionale, come Panda e 500, che dovrebbe fornire a Fiat la possibilità di investire nell’elettrico in futuro. Se le vendite previste nel breve periodo calano, potrebbero risentirne anche gli investimenti pianificati. Inoltre – conclude Mondellini – c’è una mancanza di sintonia tra i vertici della Fiat e i 5 stelle. Alle commemorazioni per la morte di Marchionne non era presente neanche un esponente del governo. Non so se le dichiarazioni di Manley sono un messaggio all’esecutivo italiano; quello che è certo è che la Fiat è sempre stata filo-governativa, mentre adesso riesce a parlare con la componente leghista ma con quella 5 stelle ha più difficoltà”.

 

 

 

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