Gli esperti smentiscono Salvini: «Improprio definire Hezbollah un gruppo terroristico»

Una foto tratta dal profilo Facebook del vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini durante la sua visita al confine tra Israele e Libano. "Chi vuole la pace sostiene sicurezza Israele", commenta in un post. PROFILO FACEBOOK MATTEO SALVINI +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++  ++HO ? NO SALES EDITORIAL USE ONLY++

Il Ministro dell'Interno in visita ufficiale in Israele ha definito «terroristi islamici» i membri del partito e gruppo radicale, creando preoccupazioni per i soldati italiani in Libano. Abbiamo chiesto un commento a due analisti di politica internazionale


Cappellino dei carabinieri in testa e smartphone alla mano, Matteo Salvini sale su un elicottero delle IDF diretto verso la blue line, la frontiera che separa il sud del Libano da Israele. Un’area instabile, in cui la situazione politica è talmente precaria da richiedere la presenza dei militari italiani del contingente di interposizione Unifil per garantire l’ordine. In un territorio pesantemente infiltrato dai miliziani di Hezbollah, gruppo radicale sciita libanese alleato dell’Iran e nemico di Israele, nonché teatro da una settimana dell’operazione “Scudo del nord”, con cui Israele ha iniziato a distruggere i tunnel sotterranei costruiti dal Partito di Dio, sono destinate a pesare le dichiarazioni di Salvini. Frasi che non sono passate inosservate neanche in Italia, dove hanno contribuito ad alimentare la tensione all’interno della maggioranza.

Il Ministro dell’Interno e Vicepremier, che si trova in Israele in visita ufficiale, ha definito su twitter “terroristi islamici” i miliziani di Hezbollah, provocando la reazione del Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e del comando italiano di Unifil. “Non vogliamo alzare nessuna polemica – affermano da Via Venti Settembre – ma tali dichiarazioni mettono in evidente difficoltà i nostri uomini impegnati nella missione lungo la blue line. Questo perché il nostro ruolo super partes, vicini sia a Israele che al popolo libanese, è sempre stato riconosciuto nell’area.”

“Senza voler entrare nel merito dell’opportunità politica di una simile dichiarazione, si tratta di un’affermazione impropria sul piano terminologico – commenta Silvia Colombo, analista dell’Istituto Affari Internazionali, esperta di medio-oriente –. Malgrado vi sia un dibattito aperto e dichiarazioni contrastanti riguardo alla definizione di organizzazione terroristica, è chiaro che Hezbollah è molto altro rispetto a un gruppo terroristico tout-court” aggiunge la ricercatrice, che precisa: “Si tratta di un partito che partecipa appieno alla vita politica del paese e che negli ultimi anni ha avuto un ruolo sempre maggiore nel mantenimento di un equilibrio, seppure precario, nel sistema politico libanese”.

E riguardo all’ipotesi di un conflitto di attribuzione tra i vari ministri sollevata dall’opposizione, l’analista dell’IAI commenta: “L’attuale governo italiano è abbastanza sui generis perché manca il coordinamento tra i ministri. E’ evidente che il Ministero degli Affari Esteri oggi è completamente in ombra, è stato risucchiato dal ministero della difesa e da quello dell’interno, questo perché il peso politico di Salvini è chiaramente superiore a quello di Moavero Milanesi”.

Secondo Sofia Cecinini, coordinatrice dell’Osservatorio sulla Sicurezza Internazionale dell’Università Luiss “bisogna distinguere tra l’ala politica e quella militare di Hezbollah. Diversi paesi del mondo non operano questa distinzione, e considerano Hezbollah nel suo complesso un’organizzazione terroristica. Questa ad esempio è la linea degli Stati Uniti. La mancata separazione delle due anime del Partito di Dio da parte del ministro può mettere l’Italia in rotta di collisione con l’Iran, laddove gli altri paesi europei mirano a conservare i rapporti con Teheran”.

Al termine di una giornata densa di impegni, in cui Salvini ha visitato assieme al premier israeliano Benjamin Netanyahu il monumento in memoria dell’Olocausto, l’ago della politica italiana sembra nettamente pendere a favore di Israele. Oltre al commento su Hezbollah, Salvini si è espresso anche su argomenti come i rapporti economici e commerciali tra Roma e Gerusalemme, paventando l’ipotesi di un gasdotto da Israele al Sud dell’Italia. Nella scaletta del discorso fatto da Salvini al termine di una conferenza stampa con Netanyahu c’è spazio anche per la difesa di Israele all’interno delle organizzazioni internazionali, tacciate di essere di parte. “La difesa di Israele è l’unica certezza di pace e stabilità per l’Europa” ha affermato il Ministro dell’Interno, aggiungendo: “l’Italia si impegnerà a sostenere i diritti di Israele in tutte le sedi internazionali, dall’Onu all’Unesco. L’atteggiamento di queste istituzioni mi sembra sbilanciato a sfavore di Gerusalemme”. Dichiara di avere la stessa visione di Netanyahu, Salvini, che prospetta già una nuova visita nella terra santa alla guida di una missione di diplomazia economica a favore delle imprese italiane. Al termine della giornata sembra essere nata un’intesa tra i due uomini politici che riporta alla memoria il grande affiatamento tra il premier israeliano e l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Un’intesa consacrata dalla risposta di Salvini all’ipotesi di spostare l’ambasciata italiana da Tel Aviv a Gerusalemme. “Step by step – ha risposto il Ministro dell’Interno – c’è un governo e devo ascoltare anche i partner”.

 

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