«Anche senza le pietre d’inciampo noi il ricordo lo avremo sempre»

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Un quartiere, ancora senza parole davanti all’ennesimo gesto di inciviltà, si interroga sul perché di quanto avvenuto senza riuscire a darsi una spiegazione


«Voi ci fate domande, ma qui noi vorremmo le risposte!» Così parla la signora dietro al bancone di un panificio kosher nel cuore del quartiere ebraico di Roma mentre ci incarta un “gigetto” al cioccolato, ossia un biscotto al forno. «Perché se la prendono sempre con noi? – ci chiede – Qui va sempre peggio» si sfoga scuotendo la testa. E davanti al suo sguardo fermo, carico di disapprovazione, quasi volendole chiedere scusa, come fossimo noi gli autori del furto delle 20 pietre d’inciampo in via Madonna dei Monti.

Ora al posto dei piccoli tasselli di ottone, dedicati alla memoria dei membri della famiglia Di Consiglio deportati durante la Shoa, c’è un buco transennato, e un vuoto che fa eco all’appello lanciato da Marco Di Consiglio, uno dei discendenti, «Spero che prendano i responsabili del gesto e che le pietre vengano rimesse al loro posto. Sono triste e rammaricato per quello che è successo.»

Un fatto che lascia l’amaro in bocca, soprattutto a pochi giorni dalla pubblicazione della ricerca dell’Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali (Fra). Infatti, secondo quanto riportato da quest’ultima, l’81% degli ebrei italiani ritiene che rispetto al 2012 sia aumentato l’antisemitismo. “Ma è davvero così?”

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ANSA/ANGELO CARCONI

«Questo lo posso confermare, anche se penso che l’antisemitismo ci sia sempre stato – continua Marco – però il vero problema credo sia che l’educazione data dentro le case è sempre di meno».

“Quale può essere la soluzione?” «La conoscenza e un’istruzione più forte dentro le famiglie. Voglio pensare che quanto successo sia solo la bravata di un ragazzo che ha bevuto un po’ troppo e non un atto di antisemitismo. Eppure, anche ammettendo che si tratti di un semplice furto, la cosa è grave lo stesso. Perché è stato commesso un atto illecito che denota una profonda ignoranza nel non sapere che cosa siano le pietre d’inciampo e cosa rappresentino».

Per Marco questa situazione non è da attribuire ai media o ad una cattiva informazione, «Non do la colpa a loro e nemmeno alle istituzioni. Ho più volte ringraziato anche il Sindaco che organizza viaggi per i ragazzi in Polonia ad Auschwitz. Di modo che possano vedere e sentire, da chi lo ha vissuto, cosa vuol dire essere stati deportati. Io stesso ho fatto questo viaggio ascoltando il racconto di Sami Modiano. E detto da lui è ancora più forte, perché leggi nei suoi occhi quello che è successo. Quasi lo rivivi

In effetti, camminando alle spalle della Sinagoga, si può notare intorno al museo ebraico il grande via vai di scolaresche che entrano ed escono. Seguendo la folla ci addentriamo sempre più nel ghetto ebraico. Le persone vanno di fretta, alcune non si fermano, altre gentilmente, con una mano alzata a chiedere scusa, dicono di non voler parlare.

Finché, lungo via del Portico d’Ottavio, in mezzo ai numerosi ristoranti spunta un piccolo supermercato con visibile l’insegna in bianco e nero: “tipico kosher”. Da lì, con una busta bianca, esce un anziano signore ben attento a sistemarsi la kippah nera, il quale ci racconta la sua impressione su quanto si vive e quanto successo.

«Non si capisce la ragione per cui c’è tanto astio e tanta violenza contro il popolo di Israele – ci dice – Quello ha preso le

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ANSA/ANGELO CARCONI

pietre… bene e ora che ci farà? un quadretto? Noi non faremo nient’altro che chiederle indietro e farle rimettere. Se, invece, le volesse come ricordo, allora che se le tenesse. Noi il nostro ricordo, con o senza le pietre d’inciampo, l’avremo sempre». Anche lui pensa che il problema non siano i media, ma qualcosa di più profondo, «Purtroppo siamo tutti presi da tanti fattori moderni. Molte volte la gente non ragiona per poca conoscenza di cultura storica e religiosa su ciò che è l’ebraismo. Ma capita di incontrare persone di un certo sapere con cui è possibile confrontarsi e avere uno scambio di opinioni».

Ancora una volta una comunità si ferma per chiedere il perché di quanto successo. Il perché dell’ennesimo gesto senza senso, mentre noi, sgranocchiando il buonissimo gigetto, cerchiamo di dar voce a questa domanda senza risposta.

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