«Brexit tragedia nazionale», confessione di un giornalista inglese in Italia

epa07223355 Pro Remain protesters demonstrate in central London, Britain, 11 December 2018 after British Prime Minister Theresa May's decision to postpone the Brexit deal Meaningful Vote, due to risk of rejection from Members of Parliament. Theresa May is currently on a whistle stop tour of Europe calling on the leaders of the Netherlands, Germany and EU in Brussels looking for new guide lines for her Northern Ireland backstop.  EPA/NEIL HALL

Paul Virgo, giornalista britannico dell'Ansa, racconta ai nostri microfoni le possibili conseguenze del "leave" per chi vive all'estero e non solo


«Per me è una tragedia nazionale, anche se vivessi in Gran Bretagna la penserei così». A parlare è Paul Virgo, giornalista inglese dell’Ansa, da più di 15 anni in Italia. L’argomento, naturalmente, è la Brexit ed il voto rinviato da Theresa May. «In realtà io spero in nessuna Brexit, ed anche se all’inizio sembrava un sogno remoto, ora diventa sempre più una realtà perché a nessuno piace l’accordo fatto dalla May. L’uscita senza accordo sarebbe molto dolorosa». La realtà parla di un’Europa rigida, a tratti durissima con il Regno Unito nelle trattative per uscire dall’Ue. Un’intransigenza che avrebbe portato tanti ex sostenitori del remain a cambiare drasticamente posizione. «In molti, in caso di nuovo referendum, sarebbero disposti a votare leave anche con il rischio di perdere il lavoro – spiega Virgo – l’Europa nelle trattative è stata davvero intransigente e ha spinto molti a cambiare ideali».

La data. Il 29 marzo è la deadline che fa tremare le gambe sia ai tre milioni di europei residenti in Inghilterra e sia al milione d’inglesi che vivono al di là della Manica. Tra loro c’è anche Paul Virgo: «il 29 marzo io perdo tutti i diritti che ho. Sono in Italia con la mia famiglia in una situazione d’incertezza e dispiacere. Salvini avrebbe tutti i poteri per trattarci da extracomunitari facendoci perdere i diritti di cui godiamo».

Brexit tra giovani e mondo rurale. Il voto dell’estate 2016 evidenziò le spaccature tra metropoli e centri rurali, tra giovani e anziani, come spiega lo stesso Virgo: «Le metropoli sono più cosmopolite, ecco perché a Londra ha vinto il remain. Così come ha vinto tra i giovani e non tra gli anziani. Quest’ultimi in un certo senso hanno meno da perdere, ed hanno più nostalgia del passato. Loro sono mossi anche dal mito e sentimento della vittoria della guerra. Guardano più al passato che al futuro». Altro fattore è, senza ombra di dubbio, il velato razzismo nei confronti degli immigrati: «Nei talk show inglesi gli stranieri vengono accusati di approfittarsi del sistema sanitario e dei sussidi. Molti dimenticano che sono persone che vengono che sono dottori spagnoli, infermieri italiani, cuochi polacchi, che fanno lavori utili, che pagano le tasse, a volte anche più di quelle del dovuto, che fanno un contributo positivo. I tabloid però mettono enfasi sulle cose negative. Purtroppo le storie positive non fanno titolo e non fanno notizia sui giornali».

 di Alessio Esposito e Valerio Di Fonso

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