Dazi Usa-Cina, nella notte aumentano a 200 miliardi di dollari

EPA/STEPHANIE LECOCQ

Prosegue la guerra commerciale tra Washington e Pechino. Ad essere colpiti anche generi di prima necessità


L’arma principale con cui vengono combattute le guerre moderne pare essere il denaro. Non ci si combatte più su un campo di battaglia, tra fucili e bombe, ma a colpi di dazi e restrizioni commerciali.

A sparare un nuovo colpo è stata l’amministrazione Trump che questa notte ha annunciato una nuova escalation di dazi verso Pechino, un attacco del valore di 200 miliardi di dollari, pari quasi all’intero export della Cina verso gli USA. Stavolta, dopo acciaio e alluminio, a cadere sotto la scure delle restrizioni sono stati beni di largo consumo come valigie, scarpe, generi alimentari, componenti per telefoni ed elettrodomestici. Conseguenza immediata è stato il tonfo delle borse cinesi: l’indice Composite di Shangai perde l’1,8%, mentre lo Shenzen cala del 2,11%.

Dure le reazioni del governo di Pechino; Li Chenggang, alto funzionario del ministero del Commercio, parla di un «Atto inaccettabile che rischia di minare il processo di globalizzazione». La durezza di queste misure è stata giustificata dal governo USA come la reazione estrema alle scorrette pratiche commerciali cinesi, basate, secondo quanto afferma Robert Lightizer, rappresentate del commercio estero americano, su «Concorrenza sleale e furti della proprietà intellettuale». Nemmeno l’Europa è rimasta al riparo dalla guerra economica. Le borse europee, tutte in calo, hanno perso fino a 2 punti percentuali.

L’amministrazione Trump non sembra intenzionata tuttavia a tirarsi indietro. Il presidente americano ha anzi affondato un’ulteriore stoccata verso la Cina dicendo «Se voglio produrre che vengano qui». Sono in molti al Congresso a sperare che Trump non conduca le trattative con Pechino usando, come ha sottolineato ironicamente la Cnn, «La stessa presunzione con cui affrontava i suoi rivali nel mercato immobiliare di New York».

 

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