Stadio della Roma, nove arresti. Spunta l’ipotesi corruzione

Un'immagine del rendering del progetto definitivo dello stadio dell'AS Roma a Tor di Valle, Roma, 30 maggio 2016. ANSA/Ufficio stampa Comin & Partners ++ NO SALES, EDITORIAL USE ONLY ++

Il costruttore Luca Parnasi in carcere, ai domiciliari il presidente di Acea, Luca Lanzalone, il vicepresidente del consiglio Regionale, Adriano Palozzi (Fi) e l'ex assessore regionale all'Urbanistica Civita (Pd), Indagati in 27, tra cui il capogruppo degli M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara


L’epopea del nuovo stadio della Roma sembra non avere finire. Dopo il no di Grillo alla costruzione del sito a Tor di Valle, il successivo dietrofront, il ridimensionamento del progetto, con il taglio del 20% delle cubature, arriva una nuova tegola sulla struttura, questa volta da parte della magistratura. Associazione a delinquere finalizzata alla commissione di condotte corruttive. È questa l’accusa formulata dagli inquirenti nei confronti di nove persone, tra cui politici di diversa estrazione e imprenditori, nell’ambito di un’inchiesta connessa alla realizzazione del nuovo stadio.

A partire dalle prime luci dell’alba, i carabinieri del comando provinciale della capitale hanno eseguito nove provvedimenti cautelari, di cui sei in carcere e tre ai domiciliari, nei confronti degli indagati. L’inchiesta,  coordinata dal procuratore aggiunto di Roma Paolo Ielo, ha portato all’arresto di Luca Parnasi, proprietario della società Eurnova che sta realizzando il progetto dello Stadio, e cinque suoi collaboratori mentre ai domiciliari ci sono Luca Lanzalone, l’attuale presidente Acea (società attiva nella gestione di servizi nei settori dell’acqua, dell’energia e dell’ambiente, di cui il Comune detiene il 51%) che è stato delegato dalla giunta Cinque Stelle a seguire il dossier sulla struttura che dovrebbe sorgere nella zona di Tor di Valle, il vicepresidente del Consiglio Regionale, Adriano Palozzi di Forza Italia e l’ex assessore regionale all’Urbanistica Michele Civita (Pd).

Secondo le prime indiscrezioni gli indagati avrebbero ricevuto, in cambio dei favori agli imprenditori, una serie di utilità, tra le quali anche l’assunzione di amici e parenti. Tra i 27 indagati c’è anche il capogruppo degli M5S in Campidoglio, Paolo Ferrara, che nei primi mesi del 2017 aveva partecipato alla trattativa con il gruppo Parnasi per la modifica della prima stesura del progetto. Secondo quanto riportato da Sky Tg24, tra gli indagati ci sarebbero anche Gaetano e Umberto Papalia, membri della società proprietaria dei terreni venduti a Parnasi per la costruzione dello Stadio della Roma. Nel frattempo sono in corso perquisizioni dei Carabinieri nella sede della società dell’imprenditore Luca Parnasi.

«Siamo molto preoccupati»: così il Ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelliha commentato intervenendo a Radio Anch’io. «Non ho informazioni particolari per fare commenti. Ribadisco la battaglia che il Movimento 5 Stelle ha fatto per far sì che la colata di cemento, che doveva cadere secondo il primo progetto del Pd, fosse enormemente limitata, e questo è stato un successo». Anche la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, si è espressa sull’accaduto: «Chi ha sbagliato pagherà. Noi siamo dalla parte della legalità. Per ora non esprimiamo alcun giudizio. Se è tutto regolare, spero che il progetto possa andare avanti».

Solo poche ore prima, nella mattinata di ieri, la sindaca aveva pubblicato su Facebook un post in cui metteva al corrente i cittadini degli ultimi sviluppi sulla costruzione della struttura: «Lo stadio a Tor di Valle si avvicina» aveva scritto la Raggi, aggiungendo: «voglio aggiornarvi: ieri a mezzanotte è scaduto il tempo per presentare osservazioni al progetto. Ne sono arrivate 31. E già da questa mattina ci siamo messi al lavoro per rispondere nel merito. Non perdiamo tempo. Quest’opera porterà nuovi posti di lavoro e migliorerà la vita degli abitanti nel quadrante sud della città». A metà luglio sarebbe prevista la delibera sul progetto modificato dopo il drastico taglio alle cubature chiesto dalla giunta Raggi nel gennaio 2017. Tuttavia la nuova batosta data dall’ondata di arresti potrebbe anche non far vedere mai la luce al nuovo stadio della capitale. 

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