Governo, anche la Camera dà l’ok alla fiducia

The scoreboard with the result of the vote of confidence to the new Government in the Chamber of Deputies, Italy, Rome, 06 June 2018.
ANSA/ETTORE FERRARI

Dopo Palazzo Madama l'esecutivo Conte replica supera indenne anche lo scoglio del voto di fiducia a Montecitorio, nonostante le accese critiche piovute dalle opposizioni.


Il governo Conte è entrato ufficialmente nel pieno dei propri poteri. Dopo aver ottenuto la fiducia del Senato martedì scorso l’esecutivo ha bissato ottenendo ieri il via libera da parte della Camera. Una votazione che non ha riservato sorprese né capovolgimenti di fronti: i voti a favore sono stati 350, i contrari 236 e gli astenuti 35, con M5s, Lega e il gruppuscolo del Maie, il Movimento degli italiani all’estero, a sostenere compatti il governo, e Forza Italia e PD all’opposizione. Unica voce fuori dal coro Vittorio Sgarbi, che si è esibito in una delle sue provocazioni votando a favore del governo e definendo Conte «il vicepresidente di due vicepresidenti», Di Maio «un prossimo Alfano» e Salvini il vero premier che «ha avuto l’incarico da Berlusconi».  Incassata la fiducia del Parlamento il governo Conte ha dovuto affrontare anche un secondo battesimo, il «battesimo di fuoco» delle opposizioni. Agguerriti gli interventi del gruppo PD, con il capogruppo alla Camera Graziano Delrio che ha invitato il Presidente del Consiglio a «studiare» e lo ha accusato di aver elencato dei punti programmatici che in realtà sono già stati realizzati dai precedenti governi, come le nomine «non politiche» nella sanità, già previste da una legge in vigore. «Presidente Conte da parte del Pd lei avrà la comprensione di chi sa quanto è difficile governare» ha affermato Delrio, che ha aggiunto «non venga tuttavia a parlare in Aula di cose che non conosce. Non venga qui a fare lezioni, prima studi».

Dure le critiche arrivate all’indirizzo del governo anche da parte di Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia a Montecitorio: «abbiamo sempre detto un no secco di fronte al governo tecnico. Quello che lei oggi presenta non è stato scelto dagli italiani e non è quello di cui l’Italia ha bisogno. Lei come Renzi e Monti non è stato votato dagli italiani» ha concluso la deputata di Forza Italia. Più concilianti invece i toni di Fratelli d’Italia: «Non daremo la fiducia a questo governo ma tiferemo affinché faccia bene perché noi siamo prima di ogni cosa e di ogni interesse sempre, e comunque dalla parte degli italiani» ha affermato la leader del partito, Giorgia Meloni. Una posizione sfumata è anche quella di Noi con l’Italia: «Voteremo contro, perché il programma è espressione assoluta di una guida pentastellata» ha osservato l’ex ministro Maurizio Lupi, aggiungendo: «ma non bisogna commettere l’errore che oggi sta facendo la sinistra: questo governo non è il male assoluto. Noi voteremo contro ma faremo opposizione intelligente».

E a chi ha fatto osservare al Presidente del Consiglio l’assenza di adeguate coperture finanziarie per le principali politiche economiche paventate dal governo, come il reddito di cittadinanza e la flat tax, Giuseppe Conte ha risposto con un discorso eminentemente politico. «Dobbiamo cercare di riappropriarci del ruolo della politica» ha puntualizzato il premier «questo vuol dire che la politica si riappropria della guida. Non parlo di un progetto di dirigismo economico, ma dico che in queste Aule e dal governo vogliamo tracciare una linea di sviluppo perché abbiamo un progetto di futuro». In aula anche il neo ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini, che in mattinata, intervenuto a Radio Anch’io, ha risposto a chi gli chiedeva se la riforma fiscale fosse iniqua e non favorisse eccessivamente i ricchi: «con la flat tax ci guadagnano tutti. È chiaro che se uno fattura di più, risparmia di più, reinveste di più, assume un operaio in più, acquista una macchina in più, e crea lavoro in più». Insomma, per il leader della Lega la flat tax è giusta perché tassando meno i redditi più alti permette loro di consumare e investire maggiormente, e quindi rimettere in moto l’economia del Paese. Nel mirino di Salvini è finita anche l’ultima riforma del sistema pensionistico: «smontare la Fornero è un impegno sacro» ha ribadito il vicepremier che sul fronte immigrazione dichiara di “voler realizzare dei Centri per i rimpatri chiusi affinché la gente non vada a spasso per le città”.

«Questo non sarà un governo supino alle volontà degli altri paesi.» Così ha commentato questa mattina il vicepremier e Ministro del Lavoro Luigi Di Maio nel corso di un incontro nello stabilimento Leonardo a Pomigliano D’Arco. «All’interno della Nato l’Italia ha avuto storicamente una funzione di interlocutore rispetto ai paesi dell’est. Abbiamo sempre dialogato con stati come la Russia, ma anche con paesi del Mediterraneo, che ci permetteranno anche di risolvere il problema dei flussi migratori».  Di Maio è poi tornato sul tema del recente fallimento del Consiglio Ue dello scorso 5 giugno, che aveva il compito di discutere le principali linee di riforma del regolamento di Dublino: «E’ bastato dare qualche segnale sull’immigrazione per rallentare sul Trattato di Dublino. Quel regolamento scaricava sull’Italia il problema dell’immigrazione, ma adesso hanno capito che c’è un governo che non dice sì a tutto».

Nel frattempo si attende per oggi alle 19 il primo Consiglio dei Ministri del nuovo esecutivo. Un governo che tuttavia raggiungerà la sua piena operatività solo la settimana prossima, quando, ritornato dal G7 in Canada, il premier Conte dovrà porre fine al gran ballo delle nomine di viceministri e sottosegretari.

 

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