Russiagate, affondo di Trump: «se volessi potrei graziarmi»

epa06779036 US President Donald J. Trump waves as he walks across the South Lawn of the White House to depart by Marine One, in Washington, DC, USA, 01 June 2018. Trump is traveling to Camp David. Trump announced that his planned summit with North Korean leader Kim Jong Un was back on for 12 June after earlier meeting with North Korea Vice Chairman Kim Yong Chol in the Oval Office.  EPA/MICHAEL REYNOLDS

Fanno discutere le ultime dichiarazioni del Presidente americano circa l'inchiesta sui rapporti tra Mosca e Washington. Sotto la lente d'ingrandimento del procuratore generale Robert Mueller, Trump ha fatto presente che «se lo desiderasse, potrebbe mettere fine all’indagine e perfino esercitare il potere di perdono»


Il vulcano Donald Trump torna sulla questione del Russiagate e lo fa alla sua maniera, in modo diretto, irriverente e decisamente poco diplomatico. «Come dichiarato da numerosi giuristi, ho l’assoluto diritto di graziarmi, ma perché dovrei farlo se non ho fatto nulla di male?», questo il tweet del tycoon che ha scatenato le critiche di giornalisti e attivisti dem. Quello a cui fa riferimento Trump è la controversa facoltà di porre fine ad un’inchiesta, o esercitare il suo potere di grazia, persino nei confronti di se stesso. Un potere che, secondo la costituzione, il Presidente avrebbe in qualità di «chief legal officer», ma che viene contestato da gran parte della società civile, oltre che da numerosi giuristi. Una questione, quella dell’immunità, aperta domenica sera dall’avvocato del Presidente americano, Rudy Giuliani, che in una serie di interviste ha affermato: «se Trump lo desiderasse, potrebbe mettere fine all’indagine e perfino esercitare il potere di perdono». Tuttavia nel suo intervento Giuliani ha precisato: «non c’è alcun motivo per Trump di fare una cosa simile, poiché non ha fatto nulla di sbagliato. Le conseguenze politiche – ha aggiunto Giuliani – sarebbero dure. Perdonare altre persone è una cosa, perdonare se stessi è un’altra».  Successivamente, intervenendo in una trasmissione della Nbc, l’ex sindaco di New York ha ulteriormente chiarito la posizione dell’amministrazione Usa, spiegando che l’ipotesi che Trump eserciti il potere di perdono presidenziale su stesso sarebbe «impensabile e probabilmente porterebbe immediatamente all’impeachment».

Il dibattito sulle prerogative costituzionali del Presidente americano si è acceso dopo che il New York Times ha pubblicato una nota segreta inviata al procuratore Mueller lo scorso 22 gennaio dall’allora avvocato di Trump, John Dowd. Nella lettera i legali del tycoon spiegavano al procuratore, che da tempo era alla ricerca di un’udienza con Trump, che il Presidente non potesse ricevere mandati di comparizione, né essere incriminato nel corso del suo mandato. Secondo lo staff di Trump l’unico modo per costringere il Presidente americano a fare i conti con la giustizia sarebbe quello dell’impeachment, un’ipotesi alquanto remota allo stato attuale, in quanto il tycoon può fare affidamento su una salda maggioranza repubblicana al Congresso. Sull’argomento la giurisprudenza non è omogenea. Il potere del Presidente di graziare se stesso venne portato all’attenzione del pubblico americano una prima volta nel 1972, in occasione dello scandalo che coinvolse il presidente Richard Nixon. All’epoca il dipartimento di Giustizia argomentò che Nixon non potesse autograziarsi, ma altri esperti ritennero che non fosse precluso dalla Costituzione. In ogni caso Nixon si dimise spontaneamente in quanto prossimo a venire colpito da un sicuro impeachment.

 

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