“Ordinò bomba per vendetta”. Arrestato il viceprefetto dell’Isola d’Elba

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È sospettato di essere a capo di una banda criminale dedita a frodi fiscali. Arrestato dalla Guardia di Finanza insieme a un membro di una famiglia mafiosa


Porto abusivo di esplosivi, contrabbando di sigarette, fittizie compensazioni per far risultare pagati dei contributi e associazione a delinquere. Sono le accuse rivolte a vario titolo dalla Guardia di Finanza di Livorno in decine di provincie italiane nei confronti di circa trenta persone . Tra queste c’è anche il vice prefetto reggente dell’Isola d’Elba, Giovanni Daveti e un membro della famiglia della ‘ndrangheta che fu mandante dell’omicidio di Bruno Caccia, procuratore di Torino assassinato negli anni ’80.

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L’indagine, coordinata dalla procura di Livorno, ha portato a nove arresti, di cui sette ai domiciliari, e a decine di perquisizioni nelle provincie di Livorno, Torino, Asti, Padova, Ravenna, Forlì, Pisa, Pistoia, Campobasso, Napoli, Salerno, Lecce e Brindisi. Il procuratore di Livorno, Ettore Squillace Greco ha mostrato come la figura del viceprefetto reggente dell’Isola d’Elba, Giovanni Daveti, 66 anni, fosse centrale nelle attività illecite della zona, insieme a quella di Giuseppe Belfiore, 61 anni, già arrestato diverse volte per associazione di stampo mafioso.

Si trattava di un vero e proprio gruppo criminale “costituitosi a Livorno per commettere frodi fiscali” e che si serviva di materiale esplosivo per compiere atti intimidatori, spiega una nota delle Fiamme Gialle. In passato il viceprefetto dell’isola era stato già sotto processo, accusato di restituire patenti ritirare per eccesso di velocità dietro pagamento di una somma di denaro, ma era stato poi assolto. Daveti aveva sempre professato la sua innocenza, sostenendo di essere stato coinvolto nel processo a causa delle sue inimicizie in prefettura e alla lotta contro la criminalità organizzata.

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