Giornalista critico verso Putin assassinato a Kiev

EPA/INNA SOKOLOVSKA

Arkady Babchenko, scrittore e corrispondente di guerra, ucciso a colpi d'arma da fuoco nel suo appartamento a Kiev


Assassinato con colpi d’arma da fuoco il giornalista e scrittore russo Arkadi Babchenko, oppositore del regime del presidente Vladimir Putin. “Era nella sua casa nel distretto di Dniprovski a Kiev. Sua moglie era in bagno e ha sentito un colpo molto forte. Quando è uscita, ha visto suo marito ricoperto di sangue”, ha dichiarato la polizia ucraina alla France Presse. Un portavoce della polizia ha confermato che Babchenko è morto nel percorso per raggiungere l’ambulanza. “È stato colpito tre volte alla schiena sulle scale del suo edificio al ritorno da un negozio”, ha scritto su Facebook uno dei suoi colleghi, il giornalista Osman Pashaiev. Questo è solo l’ultimo, in ordine cronologico, di una serie di fatti che portano alla luce il clima repressivo e autoritario che si respira in Russia.

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Nel suo ultimo post su Facebook, sette ore prima di essere ucciso, Babchenko aveva raccontato un episodio accaduto quattro anni prima postando l’immagine di un elicottero militare della guardia nazionale ucraina che proprio quel 29 maggio avrebbe dovuto imbarcarlo ma, a causa della mancanza di spazio, lo lasciò a terra. L’elicottero subito dopo venne abbattuto dai separatisti filorussi, provocando la morte di 14 persone. “Sono fortunato, è stato come avere due compleanni”.

Tra i più importanti corrispondenti di guerra, Babchenko si è visto costretto a lasciare la Russia nel febbraio del 2017 perché vittima di numerose minacce, come lui stesso aveva dichiarato su Facebook: “È opinione comune che sia una buona idea che io viva fuori dal mio Paese per un po’ “. Trasferitosi prima a Praga, si è poi stabilito nella capitale ucraina dove conduceva una trasmissione sulla rete televisiva Atr. Durante la prima guerra separatista in Cecenia negli anni ’90 si arruolò nell’esercito russo e in seguito divenne giornalista. Critico nei confronti del Cremlino per l’intervento in Ucraina orientale e in Siria, Babchenko aveva lavorato per le testate giornalistiche Moskovsky KomsomoletsZabytyi Polk, Novaya Gazeta ed era stato anche collaboratore per il Guardian. Aveva inoltre pubblicato libri, uno dei quali uscito in Italia, da Mondadori, con il titolo ‘La guerra di un soldato in Cecenia’.

EPA/STEPAN FRANKO
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Aspro critico del presidente Vladimir Putin, Babchenko si era schierato contro la destabilizzazione dell’Ucraina da parte della Russia e aveva seguito il conflitto con i suoi reportage. Nel febbraio del 2017, in seguito ad una campagna d’odio nei suoi confronti per aver scritto un post su Facebook in cui sostanzialmente si dichiarava indifferente per l’incidente aereo del Natale 2016 costato la vita all’intero coro Alexandrov Ensemble, aveva deciso di lasciare la Russia. Il network Tsargrad, guidato da Alexander Dugin, definito l’ideologo di Putin, lo aveva inserito al decimo posto dei 100 russofobi più pericolosi.

 

La libertà di stampa in Russia

Reporters Without Borders (RSF) pubblica annualmente l’indice World Press Freedom, che monitora la libertà di stampa nei singoli paesi . Nell’indice di quest’anno, la posizione della Russia come numero 148 su 180 paesi è rimasta invariata rispetto al risultato dello scorso anno. RSF prende nota del fatto che “almeno 34 professionisti dei media sono stati uccisi in connessione con il loro lavoro in Russia dal 2000” e che “nella stragrande maggioranza di questi casi, le indagini non sono hanno portato da nessuna parte e i mandanti non sono mai stati identificati” RSF sceglie il quotidiano indipendente Novaya Gazeta, che ha visto tra le sue fila cinque giornalisti assassinati e che continua a ricevere minacce . Uno dei giornalisti che ha pagato con la vita per il suo lavoro giornalistico è stata Anna Politkovskaya, che è stata uccisa dai killer a contratto il 7 ottobre 2006. Nessun tribunale russo ha ancora chiarito chi era responsabile per l’ordine dell’omicidio.

EPA/MICHAEL KLIMENTYEV/SPUTNIK/KREMLIN / POOL MANDATORY CREDIT
EPA/MICHAEL KLIMENTYEV/SPUTNIK/KREMLIN / POOL MANDATORY CREDIT

Oltre alla persecuzione e agli attacchi fisici, la professione giornalistica in Russia è sotto pressione per essere screditata e vessata dalle leggi restrittive; RSF individua specificatamente le leggi contro la diffamazione, l’antiestremismo, “offendendo i sentimenti dei credenti religiosi” e su come la loro “ampia e vaga formulazione consenta loro di essere utilizzati in modo selettivo e arbitrario”. Con riferimento alla famigerata legge russa sugli agenti stranieri, RSF esprime preoccupazione per il fatto che la “criminalizzazione della società civile non ha risparmiato le ONG che sostengono i media e difendono la libertà di stampa”.

 

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