L’uomo del Presidente per il governo neutrale

epa06768345 A handout photo made available by the Quirinal Palace press office shows former Italian spending review commissioner Carlo Cottarelli (R) meeting with Italian President Sergio Mattarella (L) at the Quirinal Palace in Rome, Italy, 28 May 2018.  EPA/QUIRINAL PRESS OFFICE/PAOLO GIANDOTTI HANDOUT  HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES/NO ARCHIVES

Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, accetta l'incarico «con riserva». M5S e Meloni pensano all'impeachment per Mattarella, «reo» di aver rifiutato Savona all'Economia del governo Conte


Carlo Cottarelli, indipendentemente dal «parere» delle camere, condurrà l’Italia fino alle elezioni. Al parlamento spetta decidere il quando: se il nuovo esecutivo otterrà la fiducia, si andrà avanti fino a inizio 2019, in caso contrario le urne arriveranno in autunno. L’ex commissario alla spending review sarà a capo di un esecutivo «neutrale», i cui componenti non si ricandideranno alle elezioni, su questo Cottarelli è stato chiarissimo: «Il governo manterrebbe una neutralità completa rispetto al dibattito elettorale. Mi impegno a non candidarmi e chiederò lo stesso impegno a tutti i membri del futuro governo». Queste, secondo ogni ragionevole previsione, ci saranno fra settembre e ottobre:. Dopo la spaccatura fra i gialloverdi e il Quirinale, è difficile che M5S e Lega daranno la fiducia a un governo espressione del Capo dello Stato. Nell’improbabile caso in cui l’esecutivo superasse la prova del nove in parlamento, al centro del (breve) mandato ci sarà la legge di bilancio.

Tutti contro Mattarella

Il «veto» che il Capo dello Stato ha messo sul candidato gialloverde all’Economia Paolo Savona ha causato una frattura con M5S e Lega, tanto che sia i pentastellati che Giorgia Meloni hanno parlato di messa in stato d’accusa per Mattarella. Il deputato 5 Stelle Manlio Di Stefano ha parlato di «ingerenza politica bella e buona», mentre Beppe Grillo torna a parlare per dire che «sono uscito stamattina e ho visto questa cosa avvilente: le persone non parlano, guardano nel vuoto». Il comico ha spiegato che «la gente è avvilita perché c’è qualcuno o qualcosa che parla al posto di milioni di italiani, che è il mercato».
La rabbia dei pentastellati e della Lega deriva non solo dal rifiuto del Quirinale su Savona all’Economia, ma anche sulle motivazioni con cui il Capo dello Stato ieri sera in conferenza stampa ha spiegato il suo gesto. Mattarella ha ribadito di «aver sperimentato, nei primi due mesi, senza esito, tutte le possibili soluzioni» e che, quando una maggioranza c’è stata, «ho condiviso e accettato tutte le proposte per i ministri, tranne quella del ministro dell’Economia», dicastero che costituisce un «messaggio immediato, di fiducia o di allarme, per gli operatori economici e finanziari». Savona sarebbe visto come un «sostenitore di una linea, più volte manifestata, che potrebbe provocare, probabilmente o addirittura inevitabilmente, la fuoruscita dell’Italia dall’euro». Il Capo dello Stato, che considera la moneta unica una «scelta di importanza fondamentale per le prospettive del nostro Paese e dei nostri giovani», ha ritenuto Paolo Savona incompatibile con la carica di ministro dell’Economia.

La posizione di Savona

A rileggere le dichiarazioni dell’economista, la sua posizione in tema euro non è certo scettica. Ieri il candidato ministro ha pubblicato una lettera su Scenarieconomici.it in cui spiega: «Le mie posizioni sono note. Voglio un’Europa diversa, più forte ma più equa», poi prosegue senza però entrare nel merito della moneta unica. A questo proposito bisogna tornare un po’ indietro nel tempo. Non è vero, come si è detto, che Savona sia l’ideatore di un «Piano B» che, in caso di crisi dell’euro, porterebbe al ritorno alla lira. Nel 2012, ospite all’Infedele di Gad Lerner, spiegava che l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti aveva preparato un piano per tornare alla moneta nazionale e che Bankitalia avrebbe avuto un progetto di questo tipo, da usare in caso di emergenza. Savona non hai mai detto di preferire un ritorno alla lira rispetto a una riforma dell’euro, anzi ha affermato il contrario.

I «precedenti»

Per sostenere la posizione presa da Mattarella su Savona, in queste ore si è parlato di alcuni precedenti, o presunti tali: Previti era stato bocciato per un conflitto di interessi con la carica di ministro della Giustizia, Maroni non poteva essere ministro dell’Interno perché condannato per resistenza a pubblico ufficiale, mentre Gratteri non è andato alla Giustizia perché pm. I capi dello Stato, precisamente Oscar Luigi Scalfaro e Giorgio Napolitano, avevano «bocciato» alcuni candidati per questioni di opportunità (Maroni) o di incompatibilità (Previti e Gratteri). Si discute sulle motivazioni alla base del rifiuto di Mattarella, visto che Savona era già stato ministro (dell’Industria) del governo Ciampi, fra il 1993 e il 1994.

L’«impeachment»

Dopo un lancio dell’Ansa, a ventilare l’ipotesi della messa in stato d’accusa di Sergio Mattarella è stato ieri sera Luigi Di Maio, che ha chiamato in diretta a Che tempo che fa per essere intervistato da Fabio Fazio: «Se andiamo al voto e vinciamo poi torniamo al Quirinale e ci dicono che non possiamo andare al governo. Per questo dico che bisogna mettere in stato di accusa il Presidente. Bisogna parlamentarizzare tutto anche per evitare reazioni della popolazione». L’attivazione della procedura prevista dall’articolo 90 della Costituzione, finora mai messa in pratica (Leone e Cossiga si dimisero prima che il «processo» venisse istituito), per Di Maio deve arrivare prima di tornare al voto. Dal Quirinale non rispondono, trincerandosi dietro un «no comment». L’accusa sarebbe l’«attentato alla Costituzione»: il Capo dello Stato, secondo i pentastellati, sarebbe andato oltre le sue prerogative, stabilite dalla Carta.
Silvio Berlusconi per la prima volta difende Mattarella: «Il Movimento 5 Stelle che parla di impeachment è come sempre irresponsabile». Con il Capo dello Stato si schiera anche il Pd, con le parole del reggente Maurizio Martina: «Il presidente della Repubblica ha difeso il Paese, la Costituzione, l’interesse nazionale. È il garante degli italiani. Per 80 giorni Lega e 5 Stelle hanno invece portato in modo irresponsabile l’Italia sull’orlo di una crisi senza precedenti», scrive, dimenticando che questa alleanza è la diretta conseguenza del no del Pd a sedersi a un tavolo con i pentastellati.

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