Chi è e cosa pensa Carlo Cottarelli

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Questa mattina, trolley al seguito, Carlo Cottarelli si è recato al Quirinale per il colloquio con il Presidente della Repubblica. Il presidente del Consiglio incaricato ha fatto sapere che presenterà in tempi brevissimi la lista dei ministri. Ma chi è l'economista che si appresta a guidare il prossimo esecutivo?


E alla fine Mattarella disse no. Dopo ottantaquattro giorni di trattative, l’ipotesi del governo giallo verde è sfumata a causa del veto presidenziale su Paolo Savona al ministero del Tesoro. Così stamattina a recarsi al Quirinale è stato Carlo Cottarelli che ha accettato con riserva l’incarico affidatogli. Se l’economista dovesse ricevere la fiducia delle Camere, approverebbe la Legge di Bilancio entro il 31 dicembre. In caso contrario, la squadra di governo resterebbe a Palazzo Chigi per il disbrigo degli affari correnti, prima di portare il paese alle urne subito dopo l’estate.

Ma chi è Carlo Cottarelli, l’economista già salito agli onori delle cronache con il soprannome di “Mr Spending Review” ? 64 anni, una moglie e due figli, Cottarelli ha lavorato in Banca d’Italia e all’Eni. Fu Matteo Renzi a nominarlo nel board italiano del Fondo Monetario Internazionale. Nel 2013 Enrico Letta lo chiamò come commissario alla revisione della spesa. Oggi direttore dell’Osservatorio sui conti pubblici italiani dell’Università Cattolica di Milano, Cottarelli è apparso spesso nelle ultime settimane in numerosi dibattiti televisivi. Si è mostrato più volte critico del contratto di governo proposto dalla Lega e dal Movimento cinque stelle, sottolineando l’assenza di coperture per la quantità di misure espansive contenute nell’accordo. Tra flat tax, sterilizzazione delle clausole di salvaguardia, reddito di cittadinanza, rafforzamento dei centri per l’impiego e abolizione della Legge Fornero, si parlava di un programma da miliardi di euro a fronte di coperture pari a qualche milione. Una dichiarazione di intenti che, per un paese con un debito pubblico pari a 2.256 miliardi di cui il 70% in mano ad investitori nazionali quali banche e assicurazioni, è parsa a Cottarelli o irrealistica o irresponsabile.

Nel suo ultimo libro, I Sette peccati dell’economia italiana, Cottarelli elenca i principali mali che hanno impedito la crescita economica del paese: evasione fiscale, corruzione, divario tra Nord e Sud, invecchiamento demografico, eccesso di burocrazia, lentezza della giustizia, serie difficoltà a convivere con l’Euro. E sulla moneta unica, pur non avendo mai nascosto la necessità di dover cambiare alcuni meccanismi della governance europea, il pensiero di Cottarelli è quello di un europeista indubbiamente convinto che l’uscita dall’Eurozona comporterebbe più costi che benefici. Si legge nel saggio che «se il Pil italiano ha ripreso a crescere -assai lentamente- negli ultimi anni è stato grazie al sostegno della Banca Centrale Europea».  Inondando le banche di liquidità e cominciando a comprare i titoli di stato italiani, lo spread potè cominciare a scendere già dalla seconda metà del 2012, raggiungendo i livelli minimi nel 2016.
Lo stesso spread (che altro non è che l’indice di affidabilità e credibilità di un paese) che dal 24 aprile scorso è salito di 135 punti base. Questa mattina si è registrato a 220, ma se il differenziale tra Btp e Bund tedeschi si attestasse a quota 250, non si potrebbe escludere il declassamento dell’Italia da parte delle agenzie di rating. Con i titoli di stato italiani vicini alla reputazione di «titoli spazzatura», la Bce dovrebbe per statuto cessare il Quantitative Easing. L’effervescenza dei mercati, l’aumento delle richieste dei mutui, insieme alla prospettiva di non avere più l’ombrello protettivo della Bce, sono probabilmente le ragioni che hanno spinto Mattarella a prendere una decisione quantomai impopolare.

 

 

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