Conte, l’uomo che unisce M5S, Lega e Quirinale

Il presidente del consiglio incaricato Giuseppe Conte arriva a Montecitorio per le consultazioni, Roma, 24 maggio 2018.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Docente all'Università di Firenze, è riuscito a sintetizzare interessi e paure contrapposte. Persona schiva, vuole semplificare la pubblica amministrazione. Stampa italiana scettica


Chi era abituato a un premier «social» come Matteo Renzi, che spesso ha messo la comunicazione virtuale prima ancora di quella politica, con Giuseppe Conte rimarrà deluso: il presidente del Consiglio incaricato ha aperto la sua pagina Facebook ufficiale il 21 maggio scorso, mentre su Twitter non è chiaro se l’account @ProfGiusConte sia davvero suo. 54 anni, figlio di un segretario comunale e di una maestra elementare, lascia la Puglia per laurearsi in Giurisprudenza a Roma, alla Sapienza. Insegna all’Università di Firenze e ha collezionato varie esperienze in atenei italiani ed esteri. Si è presentato, appena ricevuto l’incarico da Sergio Mattarella, come «avvocato del popolo italiano», manifestando un certo imbarazzo nel parlare davanti a una platea di giornalisti. Lo sguardo al testo del discorso e poi al pubblico, per poi tornare a rifugiarsi sui fogli che si era portato sottobraccio in conferenza stampa.
L’uomo premiato e vituperato dalla sorte, cieca, che gli sta offrendo oneri e onori di una posizione pubblica di primissimo piano, obblighi o presunti tali che forse non si aspettava. Ma Conte è anche colui che è riuscito a unire un Movimento 5 Stelle «istituzionalizzato», una Lega che rappresenta la pancia di un Paese e un Capo dello Stato preoccupato del ruolo dell’Italia a livello internazionale. Hegel lo ergerebbe a emblema della sintesi fra la tesi dei partiti e l’antitesi del Quirinale.

I giornali accusano, lui subisce in silenzio

Non deve essere stato facile, per Giuseppe Conte, questo arrivo in prima linea nell’amministrazione della cosa pubblica, lui che – al di là della carriera accademica – ha iniziato a farsi conoscere giovedì 1 marzo, quando Luigi Di Maio l’ha presentato come potenziale ministro alla Pubblica Amministrazione e alla Meritocrazia in un irrealizzato governo monocolore pentastellato. Il premier incaricato è stato passato ai raggi X dagli organi di stampa italiani e stranieri, per i quali fino alla settimana scorsa, era un illustre sconosciuto. Su di lui è venuta fuori una tale quantità di notizie da rischiare l’overdose: fantomatiche falsità nel suo curriculum, un suo presunto – e non corroborato da prove – sostegno al metodo Stamina di Davide Vannoni, fino a una serie di cartelle esattoriali di Equitalia (per debiti con il fisco e con la Cassa Forense) che portarono a un’ipoteca poi estinta saldando il dovuto. Dal M5S lo descrivono come un «volto serio, anche se defilato», una persona schiva, che infatti in questi giorni non ha rilasciato alcuna dichiarazione su ciò che gli veniva – a torto o a ragione – attribuito. Una tattica diametralmente opposta da quella con cui Matteo Renzi rispondeva ai giornali.

Una stampa avversa

A memoria d’uomo, non si ricorda tanta ostilità da parte dei quotidiani verso un esecutivo che deve ancora ufficialmente nascere. Su Repubblica il direttore Mario Calabresi è un susseguirsi di critiche: Conte è un «signor nessuno» che non ha «nessuna esperienza politica» e non conosce «il Parlamento o i dossier europei» (24 maggio 2018), come se Lamberto Dini, Carlo Azeglio Ciampi e Mario Monti fossero arrivati a Palazzo Chigi dopo un corsus honorum degno della prima Repubblica, dove al potere c’erano sempre i soliti noti.
Sul Giornale i contenuti non cambiano: secondo il direttore Alessandro Sallusti Di Maio e Salvini «via Giuseppe Conte, proveranno a sviare l’attenzione dai problemi veri e dalla loro incapacità di risolverli», tramite «qualche provvedimento a costo zero da dare in pasto all’opinione pubblica», dopo aver definito il docente universitario «il nulla» e aver incolpato Mattarella di aver negato «al centrodestra unito la possibilità di trovare in Parlamento i pochi numeri che gli mancavano a essere maggioranza», una scelta «inspiegabile» (24 maggio 2018).

Progetti di governo

Premesso che è difficile capire che cosa farà nello specifico il governo Conte senza ancora sapere chi saranno i vari ministri, al di là del contratto di governo fra 5 Stelle e Lega, le priorità del premier incaricato si possono dedurre dal discorso che ha fatto quando era stato presentato come ministro in pectore: «Sono impegnato in particolare per obiettivi ambiziosi: semplificare i rapporti fra la pubblica amministrazione e i cittadini e diffondere la cultura della legalità», poi «puntare sulla meritocrazia» e combattere contro «l’ipertrofia normativa», l’«ignoranza coatta che avvantaggia i disonesti» e le «leggi inutili».
In passato elettore di sinistra, Conte oggi crede che «sia più importante valutare l’operato di una forza politica in base a come si posiziona sul rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. E sulla sua capacità di elaborare programmi utili ai cittadini». Tra questi programmi utili sicuramente non c’è la buona scuola di renziana memoria, da «rivedere pressoché integralmente».

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