Ancelotti, l’ultima sfida del conquistatore

Carlo Ancelotti

Carlo Ancelotti è il nuovo allenatore del Napoli. Dopo 9 anni in giro per l'Europa torna in Italia per provare a vincere lo Scudetto con gli azzurri


Spesso le grandi storie iniziano da un piccolo dettaglio, da un momento no. Da scogli del destino dribblati grazie a un assist della buona sorte. Carlo Ancelotti è il nuovo allenatore del Napoli. Carlo Ancelotti, sì, proprio lui. Carlo il conquistatore, il vero top player. Quello della Decima a Madrid, della Premier con il Chelsea, della Bundes col Bayern. Quello lì, il sogno oggi realtà. Quello che ha allenato campioni come Lampard, Kakà, Robben e CR7, uno che dopo aver dominato in Champions League se ne andava a Valdebebas per farsi 3 ore di doccia gelata. Carletto, eccoci. Torna in Italia dopo 9 anni per realizzare “il sogno nel cuore” del Napoli. Triennale da 6 milioni e mezzo l’anno, un progetto serio, l’ambizione, la sicurezza, la capacità di convincere grandi campioni a sposare il Napoli. Perché con uno così ti convince ad accettare subito, parola di Ibrahimovic: “Ho avuto grandi allenatori, ma come lui nessuno mai. È molto paziente, anche dolce, responsabilizza i giocatori, è unico nell’avere rapporti con la squadra”. 

Questione di dettagli e di destino, scritto in tutte le lingue del mondo perché lui l’ha girato in lungo e in largo, vincendo sempre. Un protagonista vero: schicksal, sort, fate, destino. Quest’ultimo stilato uguale sia in italiano che in spagnolo. Parola chiave per capire di chi stiamo parlando: se Ancelotti è diventato ciò che è oggi lo deve soprattutto a Pippo Inzaghi. E stavolta la Champions c’entra zero. Piuttosto un rigore fallito a Torino, il 4 novembre del 2001, che condanna Terim e favorisce Carlo, non ancora Magno. Bensì un principe ereditario senza scettro e senza corona, alla ricerca dell’identità, di un regno tutto suo. Di una casata che l’apprezzasse a pieno. Bene a Parma, nessun trofeo ma un secondo posto che vale il grande salto. Tre anni di Juve, due secondi posti e uno Scudetto perso all’ultimo round. “Carlo Ancelotti è un incompiuto”,dicono. “Carlo Ancelotti non è pronto”.

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Carlo, Carlo e ancora Carlo, principino senza trono. Solo un sopracciglio, sempre alzato, scrutatore, pronto a cogliere l’attimo dell’occasione giusta. Inzaghi sbaglia un rigore, Terim viene cacciato, il Milan chiama Ancelotti. Destino. Inizieranno 8 anni straordinari, unici, sicuramente irripetibili nella storia del pallone. Perché quello lì, quello con Maldini, Nesta, Dida, Pirlo, Seedorf, Gattuso, Ambrosini, Sheva e Inzaghi, è stato un Milan incredibile. Un ciclo aperto grazie a un rigore fallito e chiuso con l’addio di Maldini: due Champions League (2003, 2007), due Supercoppe europee (2003, 2007), una Coppa del Mondo per club (2007), uno Scudetto (2004), una Coppa Italia (2004) e una Supercoppa Italiana (2004). Talenti svezzati a raffica: Kakà in primis, arrivato alla Malpensa con l’aspetto di un ragioniere e andato via qualche anno dopo col Pallone D’Oro sotto braccio. Da idolo.

Dopo il Milan e l’Italia, Ancelotti ha piantato il tricolore quasi ovunque, sfiorando anche la panchina della Nazionale: Premier ed FA Cup col Chelsea di Lampard (2012), Ligue 1 col PSG del Pocho Lavezzi, Bundesliga e Supercoppa col Bayern (2017). Infine lei, la Decima Champions League con il Real Madrid di CR7, inseguita per decenni (2014). In una partita che riassume il calcio e la storia di Ancelotti: gol all’ultimo minuto dell’ultimo secondo contro l’Atletico Madrid, mai mollare, pragmaticità, equilibrio, classe, campioni, consapevolezza dei propri mezzi. Carlo Magno d’Italia, conquistatore fuori, tra fendenti e sciabolate del pallone. Carlo Ancelotti sposa il Napoli e fa lo stesso coi suoi pregi, i suoi difetti, l’amore di una piazza eccentrica e ricca di eccessi. A tratti esagerata. Semplicemente innamorata del pallone e di un sogno, lo Scudetto a casa propria dopo decenni d’astinenza. Sarri ci ha provato, ha centrato il record di punti, ci è andato vicino, è stato liquidato con un tweet favorendo Carlo. Uno che sa come si fa. Parlano i dettagli.

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