Dal Veneto la proposta della leva obbligatoria

Il presidente del Veneto Luca Zaia nella sede del consiglio regionale Palazzo Ferro Fini a Venezia, 25 ottobre 2017.
ANSA/Riccardo Gregolin

La maggioranza di Zaia propone al governo il ritorno della «ferma»: servizio civile o militare per i giovani tra i 18 e i 28 anni


Tra i colli veneti la parola d’ordine, oltre a vino e operosità, è amore per la terra natìa. Questa è la Padania in salsa leghista del Doge, al secolo Luca Zaia. Ieri, durante la seduta della prima commissione permanente del Consiglio regionale, è stata illustrata la proposta di legge statale di iniziativa consiliare per l’istituzione del servizio civile o militare obbligatorio. Al di là dei termini tecnici, la sostanza è semplice: i giovani tra i 18 e i 28 anni dovranno scegliere l’indirizzo di una formazione di 8 mesi nel territorio della propria Regione. Torna la leva obbligatoria, almeno nei progetti della maggioranza di centrodestra, dopo che nel 2000 era stata data al governo la delega a emanare la sostituzione graduale dei militari in servizio obbligatorio con volontari di truppa.

La proposta di legge statale vede le firme di buona parte dei consiglieri di centrodestra (Lega, FdI e Forza Italia), ma anche di Stefano Valdegamberi del Gruppo Misto e di Antonio Guadagnini di Siamo Veneto. L’incipit alza il livello della discussione, con una citazione di Cadore di Giosuè Carducci: «E pure là da quel povero marmo più forte mi chiama e i cantici antichi mi chiede quel baldo viso di giovine disfidante. Che è che sfidi divino giovine? La pugna, il fato, l’irrompente impeto dei mille contr’uno disfidi, anima Eroica, Pietro Calvi». Lo scopo del ritorno della leva obbligatoria sarebbe quello di rinsaldare «quel senso di appartenenza al territorio che si percepiva precedentemente (alla legge del 2000, ndr)» e che è venuto «a scemare».

Un’altra trovata folkloristica dal Veneto? Forse. Quel che è certo è che tra i firmatari figura Elena Donazzan, assessore regionale di Forza Italia all’Istruzione e al Lavoro, diventata famosa anche fuori dalla regione per le sue battaglie. All’indomani della strage alla redazione di Charlie Hebdo, con una circolare esprimeva il suo desiderio che le famiglie degli studenti musulmani condannassero apertamente l’attentato. Nel documento, inviato a tutti i dirigenti scolastici veneti, la Donazzan sottolineava l’esistenza di una «cultura che predica l’odio verso la nostra cultura» e proseguiva: «Se (gli studenti musulmani, ndr) hanno deciso di venire in Europa, in Italia, in Veneto, devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori». Era la stessa assessora che voleva regalare copie della Bibbia a tutti gli studenti del Veneto e che raccontava a Palazzo Ferro Fini su come Biagi e D’Antona fossero stati uccisi «dall’antifascismo».
Ora la parola passa allo Stato, in particolare al governo nascente, e siamo sicuri che sarà tra le priorità del nuovo esecutivo.

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