Chi è Moqtada al-Sadr, il leader sciita vincitore delle elezioni in Iraq

Iraqi Shiite cleric Moqtada al-Sadr delivers a speech to his supporters following Friday prayers at the grand mosque of Kufa in the holy city of Najaf, on April 3, 2015. AFP PHOTO / HAIDAR HAMDANI        (Photo credit should read HAIDAR HAMDANI/AFP/Getty Images)

La sua colizione Sairoun, di cui fa parte il Partito comunista iracheno, si è aggiudicata sei province del paese fra cui quella di Baghdad


«Non possiamo permettere che un singolo uomo cambi il corso del Paese». Così, in videoconferenza, tuonava l’allora presidente degli Stati Uniti George Bush. Erano i primi anni duemila, l’America aveva invaso l’Iraq e rovesciato il dittatore sunnita Saddam Hussein, e l’uomo chiamato in causa si chiamava  Muqtada al-Sadr. Oggi al-Sadr, quarantaquattro anni, con la sua coalizione Sairoun è il vincitore delle elezioni irachene, le prime a svolgersi nel Paese dopo la sconfitta dell’Isis, e le quarte dopo l’invasione americana del 2003.

Leader sciita appartenente a un’influente famiglia irachena – un intero quartiere, nella capitale Baghdad, prende il loro nome, Sadr city – dopo l’occupazione statunitense al-Sadr aveva guidato la resistenza de l’esercito del Mahdi, una milizia sciita legata all’Iran, il grande attore regionale che cercava di insinuarsi nei vuoti di potere creati dall’invasione americana. Sotto la guida di al-Sadr, l‘esercito del Mahdi si macchiò di alcune delle peggiori violenze settarie contro i sunniti che spaccarono il paese, dopo la caduta di Saddam Hussein, raggiungendo drammatici picchi negli anni 2006-2007.

EPA/GAILAN HAJI
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Meno di dieci anni dopo, la milizia di al-Sadr cambiò nome in Brigate della pace e imbracciò di nuovo i fucili, questa volta contro l’occupazione dello Stato islamico, che nella città di Mosul aveva lanciato la sua jihad: non finanziata direttamente dall’Iran, la milizia guidata sempre da al-Sadr mantenne una sua autonomia e si occupò della difesa della città di Samarra, a nord di Baghdad, uno dei più importanti luoghi sacri per gli sciiti.

Presentando alle elezioni nazionali la sua coalizione Sairoun – letteralmente In cammino insieme – al-Sadr ha compiuto una vistosa svolta di immagine: corruzione e ingerenza di stati esterni – America o Iran poco importerebbe – sono in cima alla lista dei mali che la coalizione promette di debellare. Dopo la visita del leader sciita in Arabia Saudita – avversaria dell’Iran – nel 2017, Al-sadr si conferma intenzionato a recidere i legami con il suo alleato storico iraniano. Una scelta strategica che nel segreto della urne ha premiato la sua coalizione, capace di attirare nel suo bacino gran parte dei voti rivolti ad un’altra alleanza sciita, Nasr, filoiraniana, guidata dal premier uscente al-Abadi, che si è attestata solo al terzo posto conquistando 42 seggi contro i 54 di Sairoun.

«Mi aspettavo che i grandi partiti venissero puniti per i loro fallimenti» ha commentato Hussein Allawi, professore di Scienze politiche nell’università Al Ahrain di Baghdad. «Le loro campagne elettorali non hanno offerto niente agli iracheni», piagati dalla corruzione interna e stremati dalla guerra. Solo il 44% dei votanti si è recato alle urne. Allontanata l’immagine del comandante, al-Sadr ha vestito i panni del leader nazionale, per “l’Iraq first“, attento alle condizioni delle classi operaie e delle fasce più povere della popolazione, tessendo l’alleanza con il Partito comunista iracheno con cui si è presentato alle elezioni.

EPA/GAILAN HAJI
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Ma il grande sconfitto, con la vittoria inaspettata di al-Sadr, è l’Iran. La coalizione Fatah – letteralmente Conquista – raggruppamento delle milizie sciite filoiraniane, si è attestata al secondo posto con 47 seggi. Mentre Teheran ne esce indebolita, gli Stati Uniti rimangono a guardare, incerti, «ma non ancora preoccupati» come scrive il New york times, per il futuro dell’Iraq. La coalizione Sairoun dovrà infatti tessere un’alleanza per ottenere la maggioranza in Parlamento, e il nome del prossimo premier rimane ancora un’incognita: al-Sadr non si è presentato formalmente come candidato, ma solo come leader della coalizione, e di conseguenza non potrà essere eletto presidente. Anche le posizioni del leader sciita sui contingenti americani ancora presenti in Iraq appaiono abbastanza fumose, mai direttamente favorevoli a un ritiro completo.

Nel frattempo ieri notte, a Sadr city e nel resto della capitale, giovani con in braccio cartelloni di al-Sadr festeggiavano, sotto i fuochi di artificio, la vittoria del loro leader.

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