Crisi Argentina, 30 miliardi chiesti all’FMI

EPA/DAVID FERNANDEZ

Per frenare la svalutazione del pesos il presidente Macrì ha richiesto il supporto finanziario da Washington


Dopo i molti tentativi per bloccare il crollo del pesos, l’Argentina di Mauricio Macrì ha deciso di rivolgersi al Fondo Monetario internazionale. La richiesta di un prestito presentata al Board dei governatori ammonta a circa 30 miliardi di dollari, utili a frenare la volatilità della moneta nazionale. Il Direttore del Fondo Christine Lagarde ha ribadito come la questione debba risolversi “nel minore tempo possibile”, quasi un ammonimento, utile a comprendere quanto grave sia la situazione in Argentina.

Da mesi infatti il paese vive un dissesto finanziario senza precedenti. Dopo un prelievo dalle riserve nazionali di 5 miliardi e il costo del denaro arrivato al 40 per cento (un dollaro vale ad oggi 23 pesos), i mercati non se la sono sentita di scommettere sul risanamento del paese annunciato da Macrì. Il presidente aveva annunciato un pacchetto di riforme per stabilizzare la moneta e ridurne la volatilità. Tuttavia i provvedimenti non hanno rallentato l’attacco speculativo al pesos che ne ha portato la svalutazione di ben 12 punti percentuali in 8 giorni. La richiesta di supporto finanziario all’FMI è stata giudicata da Macrì come “l’unica via per risanare il disastro finanziario che abbiamo ereditato”. L’Argentina esce infatti da un periodo nero per l’economia nazionale. Quasi una maledizione per il paese dell’America Latina che più dipende dai finanziamenti esteri.

La precedente amministrazione guidata da Cristina Kirchner, caratterizzata da una politica economica dirigista e fortemente propensa ai dazi, aveva aumentato notevolmente la spesa pubblica. Da ciò era risultata un’inflazione galoppante, i cui dati erano stati manipolati per nascondere alla popolazione il reale stato delle finanze pubbliche. Le prime vittime dell’ondata inflazionistica sono stati i lavoratori salariati che hanno visto un aumento del 30 per cento del costo della vita.

Macrì si mostra ottimista ai media annunciando che “l’Argentina mostrerà la sua potenza di fuoco”.

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Mauricio Macrì.  EPA/David Fernández

La verità che appare agli occhi degli analisti è che il mercato non si fida più delle promesse del presidente argentino. Troppe riforme annunciate e mai realizzate, e alcune decisioni che hanno ostacolato non poco le operazioni finanziari, come la tassa del 5 per cento sulle rendite. Una combinazione infausta di fragilità economica (un mercato dei cambi che vale appena 100 milioni di dollari decisamente insufficiente a garantire stabilità alla valuta nazionale) e sfiducia politica, maturata dall’eccessiva instabilità e dai troppi default sfiorati negli ultimi anni. La trattiva con il Fondo prevede una linea di credito flessibile, ovvero il prestito non verrà erogato in una sola tranche ma si distribuiranno i fondi quando richiesto. Ma considerando i condizionamenti nella politica economica che i prestiti richiesti all’FMI impongono, c’è da chiedersi se questo antidoto contro la speculazione non possa trasformarsi in un veleno ancora più amaro per un’economia già malata.

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