Libano alle urne, prime proiezioni favorevoli a Hezbollah

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Il Libano torna al voto per rinnovare la propria Assemblea dopo 9 anni. Secondo i risultati ufficiosi, a cui guardano con grande attenzione Arabia Saudita, Iran, Siria e Israele, la maggioranza assoluta andrebbe a Hezbollah e ai suoi alleati


Secondo le prime indiscrezioni provenienti da Beirut la coalizione di forze politiche a cui appartiene anche Hezbollah avrebbe ottenuto oltre metà dei seggi dell’Assemblea libanese nelle elezioni di ieri. A dirlo sono i dati ufficiosi diffusi da politici e media locali, il ministero dell’Interno infatti non ha ancora trasmesso né risultati né proiezioni ufficiali di quelle che sono le prime elezioni politiche dopo 9 anni. Il blocco di forze che avrebbe ottenuto la maggioranza assoluta, denominato Alleanza dell’8 marzo, fa capo ad Hezbollah, gruppo sciita filo-iraniano che dispone di una milizia di 40 mila combattenti e che viene considerato un’organizzazione terroristica da molti paesi. Nella coalizione sono presenti anche Amal, altro gruppo sciita ma filo-siriano guidato dal presidente del Parlamento Nabih Berry, il Movimento libero patriottico, la più importante formazione cristiana maronita, che fa riferimento al presidente Michel Aoun, oltre ad una serie di candidati indipendenti, tra cui anche sunniti e drusi. Ad opporsi a questo blocco di forze vi è l’altra grande coalizione della politica libanese, la cosiddetta Alleanza del 14 marzo, il cui principale partito è il sunnita Tayyar Al Mustaqbal, il Movimento del Futuro, capeggiato dal premier uscente Saad Hariri. Nonostante il proprio partito sia dato in leggero calo come numero di deputati, Hariri, che ha come interlocutori internazionali privilegiati Arabia Saudita, Stati Uniti e Francia, potrebbe essere in grado di mantenere il ruolo di primo ministro. Tutto dipenderà dalla volontà di Hezbollah e Amal di rivitalizzare la convergenza che ha dato vita al governo uscente, un esecutivo di unità nazionale in cui rientrano anche ministri dei due partiti sciiti. I principali partiti di opposizione si annunciano i due gruppi cristiani conservatori anti-siriani e anti-iraniani, entrambi inquadrati nell’alleanza del 14 marzo: le Forces Libanaises, guidate da Samir Geagea, che avrebbe raddoppiato i seggi, e il partito Hizb al-Kataib, erede delle controverse Falangi, che fanno capo a Samy Gemayel. Se questi risultati venissero confermati il temuto terremoto politico sarebbe scongiurato; segno che i vari attori regionali che operano nell’ombra della politica e della società libanese (Siria, Iran, Israele e Arabia Saudita) non sono interessati ad uno stravolgimento degli attuali equilibri. Il dato più preoccupante che emergerebbe dalle consultazioni libanesi è invece una notevole perdita di fiducia da parte dell’elettorato; l’affluenza è stata infatti molto bassa, al 49 per cento, contro il 55 per cento del 2009. Una disaffezione crescente della società civile nei confronti della politica, percepita dai più come qualcosa di contorto e poco limpido, che rischia di generare nuove tensioni in un paese fondamentale per gli equilibri medio-orientali.

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