Al via da Gerusalemme il Giro 2018, ed è già storia

epa06709336 British rider Christopher Froome of Team Sky attends the team presentation event of the 101st Giro d'Italia cycling race at Safra Square in Jerusalem, Israel, 03 May 2018. The 101st edition of the Giro d'Italia will start in Jerusalem on 04 May and will take place until 27 May 2018.  EPA/ABIR SULTAN

21 tappe, 8 arrivi in salita, 3.600 chilometri e 44 mila metri di dislivello. Questi i numeri dell'edizione 2018 del Giro d'Italia, che apre i battenti oggi con un'inedita partenza da Gerusalemme. Tra i favoriti Aru, Froome e Dumoulin


Ancor prima che i corridori inizino a sfidarsi tra salite e crono la storia ha accolto sotto la propria egida questa 101esima edizione del Giro d’Italia. La grande corsa, quella storica vetrina internazionale del nostro paese, quel caposaldo del romanticismo raccontato da Dino Buzzati e Indro Montanelli, esce per la prima volta dai confini europei; e lo fa in maniera eclatante, scegliendo per il via una terra suggestiva e martoriata come quella di Israele.

I tubolari assaggeranno l’asfalto per la prima volta quest’oggi, con una crono individuale a Gerusalemme e solcheranno le strade calde e ventose della terra santa per altri due giorni, fino a domenica, quando con l’arrivo a Eilat si concluderà la parte israeliana del giro. Tre tappe quasi del tutto pianeggianti (solo la terza presenta alcuni saliscendi degni di nota), pensate per far esprimere al meglio passisti e velocisti, e per far riscaldare gli scalatori, in attesa delle salite, quelle vere, che inizieranno solo con l’arrivo della carovana in Italia. Una volta nel bel paese la corsa rosa entrerà nel vivo, con otto arrivi in salita, tra cui gli storici Etna, Zoncolan, Gran Sasso, Prato Nevoso e Cervinia, per un totale di 3600 chilometri e 44 mila metri di dislivello. Una corsa dura ma non impossibile; equilibrata, pensata per dare la possibilità ai corridori di recuperare e, quindi, di dare spettacolo.

Tra una salita e l’altra ci sarà il tempo di far respirare i muscoli grazie a passaggi meno impegnativi (ma non meno suggestivi) come la Pizzo-Praia a Mare e le due lunghe tappe in pianura padana, da Osimo a Imola e da Ferrara a Nervesa. Prima degli ultimi tre arrivi, quelli decisivi, sulle salite delle alpi lombarde e piemontesi, ci sarà spazio anche per una crono individuale, da Trento a Rovereto, caratterizzata da uno scarso dislivello e, prevedibilmente, da folli velocità, che potrebbe riservare colpi di scena.

Il grande finale si svolgerà a Roma, il 27 maggio, con una tappa in circuito sostanzialmente pianeggiante, che tuttavia potrebbe celare insidie in discesa ai corridori per i caratteristici sanpietrini della capitale. A contendersi la vittoria del Giro 2018, si spera fino all’ultimo trionfale arrivo ai Fori Imperiali, saranno con grande probabilità i tre attuali giganti del ciclismo, l’olandese Tom Dumoulin, il britannico Chris Froome e il beniamino di casa, il campione tricolore Fabio Aru.

Se il percorso è stato apprezzato in modo trasversale da ciclisti, giornalisti e appassionati, a dividere è stata la scelta di Israele come punto di partenza. Tra le principali obiezioni mosse vi è stata quella dell’inopportunità politica del gesto e della scarsa pertinenza del paese medio-orientale con la storia del Giro. D’altronde, se è vero che lo sport deve essere tenuto il più possibile distante dalla politica, risulta comunque impossibile non guardare con speranza ai suggestivi orizzonti che il più politico degli sport apre con questo Giro 2018: per la prima volta infatti si assisterà alla partecipazione di una squadra israeliana (la Israel Cycling Academy) accanto a due team arabi (Uae Emirates e Bahrein).

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