Ue, proposto il nuovo budget. Priorità a sicurezza, giovani e controllo delle frontiere

epa06708150 European Commission President Jean-Claude Juncker at the end of a speech of Belgian Prime Minister Charles Michel (unseen) at a plenary session of the European parliament, in Brussels, Belgium, 03 May 2018.  EPA/OLIVIER HOSLET

Ancora allo stato embrionale, il bilancio Ue 2021-2017 presentato all'Europarlamento prevede tagli ai fondi per l'agricoltura e a quelli di coesione


1279 miliardi per finanziare le politiche dell’Unione nel prossimo decennio. E’ questa l’entità della bozza di bilancio europeo per il periodo 2021-2027, presentata ieri dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker all’Europarlamento. Una proposta che prevede significativi cambiamenti rispetto al precedente budget europeo, resisi necessari per contenere i sentimenti euroscettici ormai dilaganti nell’Unione e per compensare il buco lasciato da Londra. Soprattutto, quello illustrato ieri è un documento che promette di causare profonde spaccature e logoranti dibattiti in sede di Consiglio. Tra le novità accolte con più scetticismo vi è il taglio del 5% ai fondi per l’agricoltura e a quelli di coesione, destinati alle aree meno sviluppate. Non solo i governi, ma anche i consumatori europei potrebbero non gradire alcune misure ipotizzate da Juncker. Per non pesare troppo sulle casse degli stati il lussemburghese ha infatti proposto nuove forme di autofinanziamento dell’Ue, ovvero una tassa sugli imballaggi di plastica non riciclati (80 centesimi al chilo) e una sullo scambio delle quote di emissioni inquinanti. Tra le ipotesi meno gradite compare anche una revisione dell’aliquota Iva e delle tasse sulle imprese. Misure che dovrebbero bastare a colmare i 15 miliardi lasciati scoperti dall’addio di Londra alla casa europea. Un colpo, quello causato dalla Brexit, che tuttavia potrebbe rivelarsi meno duro di quanto inizialmente previsto dai contabili europei. Difatti, Bruxelles avrà ora la possibilità di eliminare tutti gli sconti che i vari Paesi membri hanno chiesto negli anni facendo leva sul precedente della Gran Bretagna, che all’epoca della Premier Margaret Thatcher riuscì ad ottenere un significativo ribasso nei versamenti da corrispondere al bilancio europeo.

Per quanto riguarda gli impieghi, spiccano alcune novità molto apprezzate da Roma: un aumento del 160% dei fondi destinati alla gestione delle frontiere e dei flussi migratori, che passano a 33 miliardi; incrementi sostanziosi sono anche quelli destinati al settore della difesa (che arriva a contare 30 miliardi, con un aumento del 40%) e a quello delle politiche giovanili, con il programma Erasmus che vede raddoppiare i propri fondi (30 miliardi in totale). Tra le nuove priorità dell’Unione assume un peso rilevante lo sviluppo del capitale umano e scientifico, come dimostrato dal notevole aumento delle risorse destinate alla ricerca e allo sviluppo, che nei piani di Juncker aumentano del 120%. Altre due novità sono l’introduzione di un fondo da 25 miliardi per aiutare le riforme nazionali e di uno da 30 miliardi per sostenere gli investimenti in caso di crisi.

Le reazioni dei paesi membri non si sono fatte attendere e hanno assunto toni diversi. Tuttavia, in generale, i governi europei sono rimasti tutti piuttosto tiepidi, consapevoli del fatto che non mancheranno i tempi e le occasioni per rimaneggiare il piano Juncker prima dell’approvazione. La Germania si è detta disponibile a pagare di più se la ripartizione dei fondi sarà equa (ovvero con maggiori fondi messi a disposizione di Berlino per gestire l’integrazione di migranti e rifugiati). Polonia, Ungheria, Danimarca, Olanda e Austria si sono dimostrati i paesi più scettici, lamentando un eccessivo peso dell’Ue sui bilanci nazionali e sui contribuenti. L’Italia, tramite le parole di Piercarlo Padoan, ministro uscente dell’Economia, ha fatto registrare alcuni malumori riguardo il taglio dei fondi destinati all’agricoltura, ma nel complesso si è dimostrata ben disposta nei confronti della proposta di Juncker. Italia che, stando a questa articolazione di spese ed entrate, potrebbe addirittura ottenere maggiori fondi rispetto al precedente budget. Tutto dipenderà dai criteri che verranno presi in considerazione per ripartire i fondi tra i paesi membri e da quanto Roma saprà far sentire la propria voce nel negoziato che vedrà impegnate le capitali europee nei prossimi mesi. Tuttavia, per poter far ciò l’Italia dovrà poter fare affidamento su un governo forte e stabile, come non ha mancato di sottolineare il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani.

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