Russiagate, Mueller potrebbe emettere un mandato per interrogare Trump

President Barack Obama and Vice President Joe Biden meet with senior advisors in the Oval Office to discuss the shooting in Aurora, Colorado, July 20, 2012. Pictured, from left, are: Kathryn Ruemmler, Counsel to the President, and FBI Director Robert Mueller. (Official White House Photo by Pete Souza)

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Per il presidente Trump si prospetta la possibilità di comparire di fronte al grand jury. Tra i temi dell'interrogatorio premono gli incontri con gli emissari del Cremlino, il licenziamento di James Comey e quello di Michael Flynn.


Si apre un nuovo capitolo all’interno della vicenda Russiagate che questa volta potrebbe portare ad un conflitto senza precedenti tra Corte suprema e Casa Bianca.

Alla ferma presa di posizione dei legali di Trump che in un incontro a inizio marzo avevano sostenuto il non obbligo del presidente di parlare con gli investigatori federali, il procuratore speciale per le indagini sul Russiagate, Robert Mueller, avrebbe evocato la possibilità di emettere un mandato per far apparire il presidente davanti al Grand jury che dovrà stabilire se le prove raccolte sono sufficienti per iniziare un processo penale.

Un monito che ha creato non poco scompiglio alla Casa Bianca. John Dowd, all’epoca l’avvocato leader del team difensivo, ha replicato aspramente alla dichiarazione del procuratore Mueller: “Questo non è un gioco. Stai facendo perdere tempo al presidente degli Stati Uniti”. La differenza di vedute tra Dowd e il resto del team sul modo in cui rispondere e gestire la richiesta di interrogatorio si sarebbe talmente accesa da portare alle dimissioni dell’avvocato.

Secondo il New York Times, Mueller avrebbe fornito ai difensori di Trump informazioni più specifiche sui temi dell’interrogatorio. Dettagli con i quali l’avvocato di Trump Jay Sekulow avrebbe potuto compilare una lista di domande, sembrerebbero 49, che l’accusa potrebbe indirizzare al presidente.

Le questioni attorno alle quali volgerebbero le domande sono il licenziamento del direttore dell’Fbi James Comey e del primo consigliere per la sicurezza nazionale, Michael Flynn, nonché le pressioni esercitate sul ministro della Giustizia Jeff Sessions. Non è esente dall’elenco l’incontro del 2016 nella Trump Tower tra collaboratori di primissimo piano dell’allora candidato repubblicano ed emissari di Mosca. Nel mirino finisce anche il genero di Trump, Jared Kushner, per il suo tentativo di stabilire un contatto privilegiato con il Cremlino.

Secondo l’interpretazione più condivisa delle leggi statunitensi un presidente non può essere incriminato durante il suo mandato. L’unico meccanismo con cui un presidente può essere deposto, l’impeachment, è un procedimento politico e non giudiziario. Difficilmente prevedibile dal momento che sia Camera che Senato sono guidate da una maggioranza repubblicana, almeno sino alle elezioni di metà mandato.

Di conseguenza, anche se Mueller ha mandato un messaggio chiaro a Trump dimostrando anche di avere molto materiale in mano, difficilmente otterrà qualcosa nel brevissimo termine.

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