Nuove sanzioni USA contro la Cina

EPA/LIU JUNFENG CHINA OUT

La guerra commerciale si sposta ora sul settore della tecnologia


La politica dei dazi sul commercio con la Cina voluta da Donald Trump estende ora i suoi effetti anche al settore dell’high tech. Il dipartimento del Commercio statunitense ha infatti imposto il divieto alle aziende americane di vendere componenti al colosso dell’elettronica cinese Zte, azienda di proprietà dello Stato, leader nella produzione di telefoni.

La durata del divieto è stimata in sette anni. Il motivo della sanzione sarebbe collegata alle violazioni da parte di Zte dell’embargo sulla vendita di prodotti all’Iran e alla Corea del Nord, nazioni considerate nemiche dall’amministrazione Trump. Nel 2017 l’azienda cinese si era offerta di ridiscutere la sanzione pagando una multa di 1,19 miliardi di dollari.

Secondo il dipartimento del Commercio americano tuttavia Zte avrebbe continuato a violare i termini dell’accordo, rendendo false dichiarazioni e premiando i dirigenti che avevano gestito l’invio dei materiali in Iran e Corea. Questa decisione si inserisce nel quadro delle sanzioni verso i prodotti realizzati in Cina, sanzioni il cui valore ammonterebbe attualmente a circa 150 milioni di dollari.

Il ministero del Commercio cinese ha affermato in una nota di «Essere pronti a prendere le misure necessarie a salvaguardare i diritti dei lavoratori e l’interesse della società cinese».

Intanto la Cina ha ordinato agli importatori di cereali negli USA di versare fondi per compensare i dazi del 178,6%, come copertura di possibili misure protezionistiche. La spiegazione apportata riguarda la vendita dei cereali ad un prezzo «impropriamente basso».

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