Siria, raid aerei contro base militare. Damasco: è Israele

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Un raid aereo ha colpito la base militare di Tayfur, vicino Homs, in Siria, causando la morte di almeno 12 militari, tra cui alcuni soldati iraniani. Secondo Mosca e Damasco a compiere l’attacco sono stati due F-15 dell’Aeronautica israeliana


Nuova escalation di violenza nel conflitto siriano. Un attacco missilistico ha colpito questa notte la base aerea siriana T4 nella provincia di Homs, a 60 chilometri da Palmira. Secondo quanto affermato da fonti militari siriane, l’attacco, che ha causato la morte di 14 soldati e una trentina di feriti, sarebbe stato condotto da missili da crociera lanciati da alcuni jet israeliani. I velivoli hanno lanciato otto missili contro la base, probabilmente dallo spazio aereo libanese. Di questi, cinque sono stati intercettati e distrutti dalle difese antiaeree siriane, mentre gli altri tre hanno centrato alcuni hangar in cui erano custoditi droni militari di provenienza iraniana. Iraniani sarebbero anche alcuni degli uomini uccisi nell’attacco, in particolare si tratterebbe di consiglieri militari appartenenti ai Pasdaran inviati da Teheran per assistere i siriani nella gestione e nella manutenzione dei droni.

Nessun paese fino ad ora ha rivendicato l’attacco, tuttavia sia Mosca che Damasco puntano il dito contro Tel Aviv, che non ha né smentito né confermato il proprio coinvolgimento. Non sarebbe la prima volta che Israele compie raid aerei in Siria, soprattutto contro obiettivi iraniani e di Hezbollah. La stessa base T4 era già stata bombardata dai caccia israeliani in un raid il 7 febbraio scorso, dopo l’incursione di un drone di fabbricazione iraniana sul Golan. Uno degli otto F-16 impegnati nella missione era stato poi abbattuto da un sistema anti-aereo S-200 siriano.

Washington nega fermamente di aver condotto attacchi militari al momento. La tv di Stato siriana in un primo tempo ha accusato gli Stati Uniti di aver compiuto «l’aggressione» in quanto Donald Trump, in seguito all’attacco chimico di domenica su Douma, ha duramente attaccato Assad e Putin, affermando che «ci sarebbe stato un alto prezzo da pagare». Subito dopo Thomas Bossert, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale e l’antiterrorismo, ha dichiarato che il Presidente stava valutando ogni opzione per rispondere all’aggressione, anche il ricorso ad un attacco missilistico come rappresaglia. Questa mattina tuttavia il Pentagono ha negato prontamente di aver autorizzato un attacco. Non si tratterebbe quindi di un episodio simile a quello accaduto il 7 aprile del 2017, quando in seguito ad un attacco chimico su Khan Shaykhun il governo americano aveva ordinato il lancio di 59 missili sulla base aerea siriana da cui era partito l’attacco. Anche la Francia ha negato di essere coinvolta nell’attacco contro la base T4, nonostante Emmanuel Macron abbia più volte avvertito Assad di essere intenzionato ad agire militarmente in caso di comprovato uso di armi chimiche.

Lo strike segue di poche ore l’ultimo attacco con armi chimiche condotto dal regime di Damasco, che ha provocato almeno 100 morti e mille feriti, soprattutto civili. Il raid contro Douma, nella Ghouta orientale, sarebbe stata lanciata per convincere la frangia estremista del Jaish al-Islam ad accettare la tregua tra i ribelli e il governo di Damasco, finalizzata a evacuare tutti i combattenti anti-Assad verso la regione di Idlib, sotto controllo turco. Una brutalità condotta con l’intento di riportare i ribelli sostenuti dall’Arabia Saudita al tavolo delle trattative e risparmiare quindi all’esercito siriano una lenta e sanguinosa offensiva di terra per riconquistare la Ghouta. L’esito del conflitto siriano verte irreversibilmente a favore di Assad; l’attacco chimico di Douma e la relativa rappresaglia israeliana sembrano quindi gli atroci colpi di coda di un conflitto ormai agli sgoccioli. Un conflitto che potrebbe riservare proprio sul finire la sua fase più sanguinosa.

Angelo Berchicci

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