La strana guerra fredda: si ai Mondiali, no ai diplomatici russi

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Tensioni internazionali, proteste, espulsioni di massa e sanzioni: il quadro per la Russia si fa giorno dopo giorno sempre più preoccupante.


Mondiali si, mondiali no? Questa è la domanda che tiene banco aldilà della Manica da quando è esploso il caso Skripal. Ora che Mosca e Londra sono ai ferri corti e le relazioni tra i due paesi sono ai minimi storici, la partecipazione della Nazionale inglese ai mondiali di Russia 2018 è stata messa in discussione e il dibattito è arrivato persino all’interno del Parlamento di sua Maestà.

A spegnere ogni polemica sul nascere, c’ha pensato ieri Boris Johnson che ha ribadito il “no” al boicottaggio chiesto da alcuni parlamentari britannici. Il ministro degli esteri del governo May ha motivato la sua scelta con la volontà di non punire la rappresentativa inglese, qualificatasi con largo anticipo all’evento, e i tifosi, pronti da mesi a supportare la squadra nelle terre di Putin.

Nonostante la scelta del responsabile del Foreign Office, però, i rapporti tra il Cremlino e Westiminster si fanno giorno dopo giorno sempre più tesi. Putin, nel suo personalissimo scontro a distanza con Theresa May, sempre nella giornata di ieri ha visto aumentare la schiera di paesi che lo condannano duramente per il suo presunto coinvolgimento nel caso Skripal. In poco meno di due giorni, 25 paesi Nato ed Europei hanno espulso oltre 140 tra funzionari e diplomatici russi.

Mosca però non ha incassato il colpo senza ribattere alle accuse. Serghei Lavrov ha innanzitutto attaccato gli Stati Uniti identificandoli come i mandanti reali delle centinaia di espulsioni arrivate nelle ultime ore. La reazione UE-NATO sarebbe, sempre secondo il ministro degli Esteri russo, infatti “il risultato di pressioni e ricatti colossali da parte di Washington” e ha altresì aggiunto che “quando uno o due diplomatici vengono invitati a lasciare questo o quel Paese ci sussurrano all’orecchio le scuse”.

E che gli USA abbiano attuato nuove ritorsioni nei confronti di Mosca, lo dimostra l’espulsione di 48 funzionari del Cremlino dal paese, la chiusura del consolato russo a Seattle – ritenuto troppo vicino a una base di sottomarini nucleari statunitensi e alla base della Boeing – e i dialoghi intrattenuti da Donald Trump, Merkel e Macron incentrati sul mantenimento dell’unità dell’alleanze transatlantica.

Aria tesa quindi quella attorno a Vladimir Putin, peggiore persino a quella respirata durante oltre 50 anni di Guerra Fredda. L’ex capo del KGB ieri ha anche dovuto fare i conti con la contestazione proveniente dalle lande nevose della Siberia: la tragedia del centro commerciale di Kemerovo ha infatti dato il via a proteste furiose da parte della popolazione, scesa in piazza per contestare il presidente in visita nel paese.

Tensioni internazionali, proteste, espulsioni di massa e sanzioni: il quadro per la Russia si fa giorno dopo giorno sempre più preoccupante. Unica costante in questo marasma sono i mondiali di calcio che inizieranno a giugno e che potrebbero rappresentare il punto di rottura o di riconciliazione tra lo Zar e i paesi del resto del mondo.

  • Salvatore Gabriele Imperiale
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