Arrestato un egiziano a Foggia: sarebbe affiliato all’Isis

ANSA

Alle prime luci dell’alba, un’operazione antiterrorismo della Digos e della Gdf, denominata “Bad Teacher”, ha portato all’arresto di un uomo di origine egiziana di 58 anni. L’accusa è quella di affiliazione allo Stato Islamico


Foggia. Un’operazione antiterrorismo congiunta della Digos e della Guardia di Finanza, coordinata dalla Dda, ha portato all’arresto di un uomo di 58 anni di origine egiziana ma con cittadinanza italiana. L’accusa è quella di affiliazione all’Isis, aggravata dall’uso di mezzi informatici. Perquisita anche la sede dell’associazione culturale Al Dawa, di cui l’uomo era presidente. Il presunto terrorista, che insegnava religione ai bambini all’interno del centro islamico, sarebbe stato incastrato da alcune pubblicazioni su internet. Tre le perquisizioni, personali e domiciliari, eseguite all’alba dalla Polizia e dalla Digos di Bari e Foggia. I dettagli dell’operazione “Bad Teacher” saranno resi noti in mattinata all’interno di una conferenza stampa negli uffici della Dda.

Sempre a Foggia, il 15 dicembre dello scorso anno, i carabinieri del Ros avevano arrestato un cittadino algerino, Yacine Gasry, per ordine di un provvedimento dell’ufficio esecuzione penale della Procura generale di Napoli. Nel 2004, infatti, Gasry era stato arrestato per collegamenti con gli attentati dell’11 settembre a New York nell’ambito di un’indagine su una rete di supporto del Fronte islamico di salvezza (Fis) attivo tra Napoli, Caserta e Milano.

ANSA/CENTIMETRI
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La notizia giunge pochi giorni dopo la segnalazione a Roma di un presunto terrorista di origine tunisina, il quarantunenne Atef Mathlouthi, denunciato a seguito di una lettera anonima giunta al consolato italiano a Tunisi. L’uomo tuttavia non si trovava in Italia al momento della segnalazione, ma risiedeva in Tunisia in quanto il suo passaporto era scaduto da anni. “Non sono un terrorista, non sono un latitante”, ha dichiarato Atef alla redazione di “Chi l’ha visto?”. “La polizia tunisina mi ha interrogato tutto il giorno. Adesso vi denuncio tutti.” L’uomo era stato arrestato diverse volte durante la sua permanenza a Palermo per spaccio di stupefacenti e, non appena era stata resa nota la notizia della lettera, le forze dell’ordine si sono mobilitate per la ricerca del tunisino. Gli obiettivi dell’eventuale attacco jihadista sarebbero dovuti essere bar, zone turistiche, centri commerciali, autobus e linee metro della Capitale. “Segnalazioni come queste sono abbastanza frequenti”, hanno fatto sapere i carabinieri. “Non è ancora chiaro se lo spacciatore si sia effettivamente radicalizzato e se frequenti luoghi di culto islamico a Roma o in altre città”. La Questura romana ha diramato ieri una nota, spiegando che l’allarme è rientrato “in quanto il tunisino al momento non è ritenuto un pericolo concreto e attuale, ma la vicenda è in fase di ulteriore approfondimento.”

ANSA/UFFICIO STAMPA CARABINIERI
ANSA/UFFICIO STAMPA CARABINIERI

Immediata è giunta la dichiarazione della moglie italiana di Atef, Beatrice, residente in Sicilia insieme ai quattro figli avuti dall’uomo. “L’accusa che viene mossa a mio marito è assurda, non è a Roma. Vive e lavora in Tunisia per mantenere i nostri figli e perché non riesce a rientrare in Italia. Uno dei nostri bambini, dopo la notizia, non ha mangiato e non è voluto andare a scuola. Si è spaventato molto”, ha concluso la donna ai microfoni di “Chi l’ha visto?”. Va detto anche che Atef sarebbe arrestato all’istante qualora rientrasse in Italia, in quanto ha ricevuto una condanna a 5 anni e 6 mesi di carcere per spaccio, ricettazione e introduzione in Italia di prodotti contraffatti e falsi.

Sempre a Roma, la procura ha aperto oggi un fascicolo in relazione al falso allarme giunto ieri con una telefonata anonima al “Messaggero”, che riferiva la presenza di una bomba in un’auto all’esterno della sede della Rinascente in via del Tritone.

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