Verso Palazzo Chigi: tutte le tappe

pripiano

I passaggi necessari per arrivare a un governo


E adesso che succede? Per chi suonerà il fatidico campanellino che annuncia il nuovo governo? Sono domande che in questi giorni affliggono e inquietano giornalisti, analisti e, soprattutto i politici.

Fra tutti però quello su cui le preoccupazioni si riversano è il presidente della Repubblica. Nelle sue mani infatti è concentrato il potere di sbrogliare una matassa talmente ingarbugliata da confondere perfino chi ne fa parte.

Proviamo a ripercorrere le complicatissime tappe del processo istituzionale che (dovrebbero) consegnare al Paese un’ipotesi di governo.

Dopo le ultime elezioni, il cui esito è all’origine di tutte le complicazioni (complice una legge elettorale che di certo non ha aiutato), i nuovi deputati e senatori hanno repentinamente provveduto a registrarsi in Parlamento. Tuttavia, se l’identità dei parlamentari non è cosa certa, ancor meno chiaro è chi guiderà l’esecutivo e, ipotesi altrettanto nebulosa, la possibilità di una maggioranza effettiva.

Il primo passo sarà la nomina dei presidenti di Camera e Senato, terreno questo su cui già si intravedono i primi accordi fra gruppi politici. Presumibilmente, la seconda e la terza carica dello Stato dovrebbero essere ricoperti da rappresentati dei due partiti che hanno preso più voti. Questo in teoria. L’entità degli accordi non è ancora nota per cui è ancora difficile fare previsioni.

Il secondo passo, fondamentale, sono le dimissioni dell’attuale presidente del Consiglio, peraltro da rassegnare necessariamente dopo l’elezione dei presidenti di Camera e Senato.

Le dimissioni di Paolo Gentiloni sono la condizione necessaria per aprire il processo di consultazioni da parte del presidente della Repubblica utile a cercare una “possibilità” di maggioranza tra le forze politiche. La data non affatto definita e, in mancanza di una maggioranza effettiva, l’incarico di Gentiloni potrebbe essere congelato.

Se si escludono ulteriori incartamenti dopo Pasqua dovrebbero aprirsi le consultazioni al Quirinale tra gruppi parlamentari. È proprio in tale circostanza che Mattarella potrebbe conferire il fatidico mandato esplorativo ad uno dei leader dei partiti vincitori per ricercare la maggioranza. La vera domanda a questo punto è proprio a chi affidare il mandato. Al 5 Stelle in quanto primo partito, o al centro-destra in quanto prima coalizione? Il dubbio sembra corrodere in questi giorni tutto l’entourage del Quirinale. Comprensibile considerando le attuali incertezze e la fragilità degli accordi politici tra forze così diverse.

Certamente l’incarico verrà affidato a chi sembra avere più possibilità in termini di numeri che, come sempre, contano ben più delle idee e delle promesse politiche.

Se le consultazioni andranno a buon fine il presidente della Repubblica consegnerà l’incarico al candidato più credibile, almeno numericamente.

L’ultimo passo sarà ottenere la fiducia delle due Camere e presentare l’esecutivo al Parlamento.

L’enigma è complesso e la soluzione pare ancora lontana. Probabilmente passerà ancora del tempo prima che il campanellino suoni di nuovo. La mano che lo agiterà pare ora più che mai incerta.

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