Pechino avverte gli Usa: «Sulle Coree fatti passi nella giusta direzione, ma in caso di dazi daremo risposta necessaria»

Chinese NPC press conference

La doppia sospensione - delle esercitazioni militari congiunte e del programma missilistico e nucleare - è stata un successo" ha detto il ministro degli esteri cinese Wang Yi, che ha però messo in guardia gli Usa dall'adottare restrizioni commerciali


Chinese NPC press conference

La strada verso la pacificazione della penisola coreana potrebbe non essere così spianata come era sembrato agli analisti dopo il riavvicinamento avvenuto durante i giochi olimpici di PyeongChang. A complicare le carte, inaspettatamente, potrebbero essere gli stessi Usa. E’ infatti imminente l’annuncio ufficiale del presidente Usa, Donald Trump, sull’introduzione di dazi riguardanti l’acciaio e l’alluminio. Secondo quanto afferma il New York Times, la firma sul decreto è attesa per oggi alle 12 locali, le 18 italiane. Nei confronti di Pechino Trump ha annunciato di aver predisposto un piano di contrasto alle pratiche commerciali scorrette, che non prevede esclusivamente le sanzioni su acciaio e alluminio, ma anche tariffe su una gamma più ampia di prodotti, oltre che un freno agli investimenti cinesi negli Usa.

All’imminente offensiva commerciale USA la Cina ha risposto a tono, affidandosi alle parole del suo ministro degli Esteri Wang Yi. Pechino ha detto di essere pronta a rispondere in maniera “giustificata e necessaria” ad un’eventuale guerra commerciale avviata da Washington. “Una guerra commerciale non è mai la giusta soluzione colpendo “sia il promotore sia il bersaglio in un mondo globalizzato” ha commentato Wang in una conferenza stampa a margine della sessione annuale dell’Assemblea del Popolo. Si tratta di avvenimenti che destano notevole preoccupazione negli addetti ai lavori. E’ facile infatti che un incremento della competizione in ambito commerciale si accompagni ad un accentuarsi della conflittualità tra Cina e Usa anche in ambito politico. E in questa eventualità il primo a pagarne il prezzo sarebbe proprio il processo di pacificazione tra le due Coree.

A paventare una tale ipotesi è lo stesso Wang Yi, che sa bene di poter utilizzare il ruolo fondamentale di Pechino nel dialogo inter-coreano per rispondere alle iniziative americane. La minaccia di far saltare il tavolo delle trattative appena aperto tra Seul e Pyongyang potrebbe essere un’efficace contromisura nei confronti di Donald Trump. Una contromisura che Wang Yi non nomina espressamente ma fa intuire a chi negli Usa è in grado di leggere tra le righe del suo discorso. Dopo aver criticato le misure commerciali americane, infatti, il ministro degli Esteri cinese si è esibito in una difesa spassionata del processo di pacificazione coreano. “La doppia sospensione – delle esercitazioni militari congiunte e dello sviluppo dei programmi missilistici e nucleari – è la giusta ricetta al problema e ha creato le condizioni di base per il miglioramento delle relazioni inter-coreane”, ha affermato Wang. Le vicende della penisola coreana hanno “fatto finalmente importanti passi nella giusta direzione”, ha aggiunto Wang, per il quale la Cina incoraggia misure aggiuntive chiamando anche gli Usa a unirsi al dialogo “quanto prima piuttosto che dopo”.

Insomma da un lato Pechino minaccia rappresaglie qualora gli Usa provassero a intaccare il suo strapotere commerciale, dall’altro fa intravedere la concreta possibilità di cementare la pace nella penisola coreana e favorire uno storico incontro tra i leader degli Stati Uniti e della Corea del Nord. Pace e stabilità in cambio di un mercato permeabile, questa sembra l’offerta che la Cina sta facendo agli Usa, secondo la più classica logica della carota e del bastone. Non è detto che Donald Trump decida di rifiutarla sdegnosamente, dato lo stato di isolamento in cui gli Usa versano, soprattutto nell’area del Pacifico, dopo l’affossamento dell’accordo Trans Pacific Partnership.

Angelo Berchicci

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