Toni Iwobi, appartiene alle file della Lega il primo senatore di colore in Italia

>>>ANSA/ E' LEGHISTA IL PRIMO SENATORE DI COLORE D'ITALIA

E' originario della Nigeria il primo italiano nero a sedersi sugli scranni di Palazzo Madama. Leghista della prima ora, entrato nel Carroccio ai tempi di Umberto Bossi, Toni Iwobi ha delle posizioni particolarmente dure sul tema immigrazione


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Ha 62 anni e proviene da Gusau, nella Nigeria Nord Occidentale, Toni Chike Iwobi, primo senatore di colore nella storia della Repubblica Italiana. Ma a destare lo stupore del paese in queste ore non è tanto il primato, che segue di due legislature quello di Jean Leonard Touadì, primo deputato nero eletto nel 2008, quanto il fatto che Iwobi, sfidando contraddizioni e paradossi, è stato eletto tra le file della Lega. E non di un leghista dell’ultima ora si tratta, bensì di un militante di lunga data, legato al Carroccio da ben 25 anni e che dichiara di essersi innamorato della Lega dopo aver sentito un comizio di Umberto Bossi tanti anni fa.

Una star a Spirano, il comune della bassa bergamasca in cui Iwobi è stato consigliere dal 93 ad oggi e assessore dal 2010 al 2014, il leghista neghèr – come lo chiamano i suoi compagni – è destinato a far parlare di sè nei prossimi anni. Abbiamo appena iniziato a conoscerlo, difficile quindi dire se si tratti di una personalità complessa e dotata di una sua coerenza interna o di un semplice strumento utilizzato dalla Lega per smussare la sua immagine di partito nemico dell’immigrazione. Quello che è certo è che il senatore di origini nigeriane sta già mandando in frantumi la logica politically correct e benpensante che domina in buona parte della sinistra italiana, oltre a dare adito già alle prime polemiche. “Non si smette di essere razzisti per il semplice fatto di eleggere una persona di origini africane” ha affermato l’europarlamentare Cécile Kyenge, ex ministro dell’Integrazione del governo Letta, nata in Congo. “La Lega non è nuova a strumentalizzare situazioni simili: lo ha già fatto in passato sbandierando la candidatura dei propri sindaci afrodiscendenti” ha aggiunto la Kyenge.

Ma critiche all’indirizzo di Iwobi non vengono mosse solo dagli avversari politici. Anche Mario Balotelli, calciatore del Nizza di origini Ghanesi, ha tuonato contro il senatore in un post su Instagram: “Forse sono cieco io o forse non gliel’hanno detto ancora che è nero, vergogna!” Critiche che, con molta probabilità, aumenteranno nelle prossime ore e a cui il senatore leghista sembra essere pronto a rispondere. Intervistato da Il Giornale, Iwobi dichiara: “la mia integrazione? cosa c’è di strano? basta rispettare le regole. Chi arriva nel nostro paese deve adeguarsi alla cultura e alle norme dell’Italia, come ho fatto io”. E sui flussi migratori dimostra di avere le idee molto chiare: “Solo il 10 per cento di quelli che sbarcano in Italia scappano dalla guerra. Tutti gli altri, la stragrande maggioranza, no” ha affermato il senatore, che ha aggiunto: “L’integrazione passa per i flussi regolari. La clandestinità invece è l’anticamera dell’insicurezza e della criminalità. Si dovrebbe reintrodurre il reato di clandestinità”.

Un passato difficile alle spalle ma con un lieto fine: Iwobi, figlio di un commerciante di cotone, è arrivato in Italia nel lontano 1977 con un visto scolastico, dopo aver conseguito una laurea in informatica negli Usa. I primi anni in Italia sono passati all’insegna di molti sacrifici e di lavori umili, portati avanti con grande dignità: stalliere in un maneggio, manovale e infine spazzino a Milano, presso l’Amsa. Proprio da Milano è iniziata la nuova vita di Iwobi: un giorno ai piani alti dell’Amsa si sono accorti di questo operaio diligente; quando hanno scoperto che era anche laureato gli hanno offerto una promozione. Da quel momento la carriera di Iwobi ha intrapreso una nuova strada. Una tappa dopo l’altra, in pochi anni è diventato dirigente e oggi il senatore è titolare di un’azienda informatica con 12 dipendenti. Ottiene la cittadinanza italiana ed entra in politica negli anni ’90, schierandosi con la Lega Nord quando era ancora un partito sconosciuto ai più, nonché dotato di una retorica e di una simbologia decisamente meno conciliante di quella attuale. Impegnato da sempre nell’amministrazione della sua Spirano, Matteo Salvini lo ha nominato nell’ottobre del 2014 responsabile federale del Dipartimento immigrazione del partito, fino all’elezione al Senato lo scorso 4 marzo.

Invita i suoi conterranei a rimboccarsi le maniche e seguire il suo esempio, il senatore Iwobi. Chissà se nei prossimi anni, oltre a suscitare l’indignazione di una certa opinione pubblica perbenista, riuscirà a spiegarci il modo per conciliare le sue posizioni a favore del reato di clandestinità e contrarie ai migranti economici con la propria esperienza di vita. Una vita che ha intrapreso un percorso positivo anche perchè, oltre alle indiscusse qualità personali, in quel lontano 1977 il giovane Toni Iwobi è riuscito ad ottenere un permesso di soggiorno a fini di studio – cosa che oggi è decisamente più complicata e spinge molti migranti ad entrare nel paese in maniera clandestina – e perchè non ha trovato nessuno che gli sbarrasse la strada definendolo, per l’appunto, un migrante economico.

Angelo Berchicci

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