Elezioni: shock a Bruxelles, ma l’Ue rimane attendista

Belgium's Foreign Minister Didier Reynders at the European Commission

Le istituzioni comunitarie reagiscono al risultato elettorale italiano con grande cautela e si affidano a Mattarella: moderare i toni e lavorare insieme per la formazione di un governo stabile è la parola d'ordine che circola a Bruxelles


L’Italia può far saltare l’intera Unione Europea. E’ uno dei commenti più diffusi a Bruxelles e nelle grandi capitali europee dopo le elezioni politiche italiane. Parole che riflettono lo shock dell’Europa quando sono cominciati ad arrivare i primi risultati da Roma. Un’ avanzata delle forze anti-europeiste era ampiamente attesa. Ma l’entità della vittoria dei partiti anti-sistema, che tra Movimento 5 Stelle e Lega hanno superato il 50% dei consensi, ha superato ogni più pessimistica previsione di Bruxelles. Consapevole di essere alla vigilia di una delle fasi politiche più delicate degli ultimi dieci anni, con un potenziale esplosivo forse maggiore di Grexit e Brexit, la Commissione sceglie la via della prudenza e, per ora, mantiene un basso profilo. “Abbiamo fiducia nella capacità di Mattarella di facilitare la formazione di un governo stabile. Nel frattempo continuiamo a lavorare con Gentiloni”, ha affermato il portavoce di Jean Claude Juncker. Anche il vice-presidente dell’esecutivo Ue, Jyrki Katainen, si è espresso con parole pacate circa il risultato italiano. L’ex-premier finlandese ha detto di sperare che l’Italia abbia un nuovo governo il prima possibile, nonostante i risultati delle elezioni siano abbastanza complicati. «Ho imparato a non essere troppo pessimista” ha commentato Katainen, che ha aggiunto: “di solito si riesce a trovare modi per risolvere le situazioni difficili». Dichiarazioni accomodanti e tanta calma per non peggiorare una situazione già estremamente delicata. Questa sembra essere la strategia di Bruxelles, che per ora sceglie di non proferire parola sui vincitori di queste elezioni. E’ improbabile quindi che l’Europa si esibisca in moniti sui conti pubblici nelle prossime ore. A Bruxelles sono intenzionati a muoversi con i piedi di piombo per evitare di suscitare le reazioni di Cinque Stelle e Lega e far deteriorare ulteriormente le relazioni tra i partiti che saranno protagonisti della vita politica italiana nei prossimi anni e l’Ue. Ma se Juncker cerca di non dare ai partiti euroscettici pretesti per estremizzare le proprie posizioni, di sicuro le istituzioni europee continueranno a guardare all’Italia con la massima attenzione, pronte ad intervenire qualora i “sorvegliati speciali” Di Maio e Salvini dovessero assumere toni preoccupanti.

L’Ue sperava che il voto potesse lasciare aperta l’ipotesi di una grande coalizione alla tedesca tra Forza-Italia e PD. Dati alla mano, tuttavia, nessuna combinazione tra forze esclusivamente moderate potrebbe raggiungere i numeri necessari per ottenere la fiducia. Impossibile quindi prescindere da M5S o Lega e, tra i due, Bruxelles sembra considerare il movimento di Di Maio come il male minore. Quello che con buona probabilità si verificherà nei prossimi giorni è un ammorbidimento dei toni verso i grillini che la Commissione reputa necessario sia per allontanare il rischio peggiore – l’incubo di una grande alleanza Cinque Stelle-Lega – sia per convincere gli schieramenti moderati a collaborare con Di Maio nell’ottica di dare vita ad un esecutivo nel più breve tempo possibile. Da questo punto di vista un’intesa tra M5S e PD offrirebbe all’Europa maggiori garanzie rispetto ad un asse Cinque Stelle-Forza Italia. Dopotutto tutelare la stabilità europea è più importante della coerenza ed è per questo che per i corridoi di Palazzo Berlaymont ieri circolavano riflessioni che sarebbero sembrate blasfeme fino a un paio di giorni fa: in fondo, si dice a Bruxelles, i grillini sono cambiati rispetto al 2014. Si sono ammansiti notevolmente dopo essere entrati in Parlamento e aver assunto incarichi di governo in molte amministrazioni locali. Le loro vittorie hanno quindi stemperato i toni anti-establishment del movimento e hanno dimostrato ai grillini che urlare può servire finchè si è in campagna elettorale, ma una volta ottenute responsabilità politiche la strategia migliore è sempre quella di moderare i toni; è un po’ quello che è accaduto ad Alexis Tsipras dopo essere diventato premier in Grecia. Decisamente più difficile invece immaginare un Matteo Salvini che viri verso acque più concilianti con le necessità dell’Europa.

Angelo Berchicci

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