Gucci sconvolge le passerelle milanesi con l’estetica “cyborg”, tra teste mozzate e draghi in miniatura.

ANSA / MATTEO BAZZI

Una sfilata all'insegna dell'avanguardia per la maison diretta da Alessandro Michele. L'estetica cyborg spiazza e affascina. Tra il pubblico anche Donatella Versace e la direttrice di Vogue America Anna Wintour


Più che una passerella di moda, quella di Gucci sembra una sala operatoria. Una stanza di ospedale con pareti in pvc, sedie che paiono prese delle sale d’aspetto del policlinico nello stesso (tristissimo) color nocciola. I colori degli ambienti variano tra il verde acqua, il verde acido e il verdino “gabinetto del dentista”. La musica che accompagna le modelle è arricchita dai suoni meccanici dei computer per l’elettrocardiogramma.

In effetti il battito cardiaco aumenta, e non di poco, alla vista delle modelle che si muovono con passi meccanici, quasi robotizzati, alcune reggendo in mano la propria testa (finta), altre abbracciando rettili o piccoli draghi miniaturizzati.

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L’idea è quella di tagliare ed assemblare insieme, proprio come farebbe un chirurgo, le varie identità dell’uomo e della donna moderni. Ma guai a parlare di sessi distinti con Alessandro Michele, creative director della maison, secondo cui “siamo tutti creature ibride, la moda deve andare oltre il semplice realizzare vestiti”.

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In questo caso ci riesce consegnando agli occhi attoniti del pubblico (tra cui quelli di Donatella Versace) un’identità fashion postmoderna e avanguardista, mescolando, tagliando insieme colori e capi proprio come farebbe il dottor Frankenstein.

Ampio spazio ai motivi floreali, declinati su caffetani, copricapi e bluse. Alcuni volti neanche si intravedono coperti come sono da maschere, capelli dai colori psichedelici e (quasi) inquietanti.

Le scarpe militari si abbinano alle ampie tuniche orientaleggianti, i veli ricamati coprono appena le fronti delle modelle su cui campeggia un terzo occhio disegnato. Interessante anche il maglione con ricamato il volto dell’eroina anime sotto cui spiccano i pantaloni con più strappi che tessuto. Buccia di banana per le felpe con stampato il logo Paramount e i titoli dei film soft-porn di Russ Meyer.

Menzione speciale per gli accessori: catene preziose per lui e lei e grandi foulard arabeggianti. Perché, benché cyborg, la donna vuole mantenere la sua femminilità. Non androide quindi, ma ginoide.

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