Approvata la Relazione della commissione antimafia. Minniti: «Troppo silenzio sulle mafie»

La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Rosy Bindi, durante la relazione conclusiva della Commissione Antimafia della XVII legislatura, Roma, 21 febbraio 2018.
ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Approvata ieri in Senato la Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. Andrea Orlando: "credo sia un errore grave escludere il tema delle mafie in campagna elettorale"


Un momento della relazione conclusiva della Commissione Antimafia della XVII legislatura, Roma, 21 febbraio 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO
Un momento della relazione conclusiva della Commissione Antimafia della XVII legislatura, Roma, 21 febbraio 2018.
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“Troppo silenzio sulle mafie in questa campagna elettorale” così il ministro degli interni Marco Minniti commenta la situazione in occasione della Relazione conclusiva della Commissione parlamentare antimafia presieduta da Rosy Bindi. “Credo sia un errore grave escludere il tema delle mafie in campagna elettorale – aggiunge il ministro della giustizia Andrea Orlando – spero che le forze politiche in questi ultimi giorni pongano rimedio a questo errore. C’è il rischio concreto che le mafie possano condizionare il voto libero degli elettori”.

I colpi inferti al sistema mafioso sono stati ben assestati, ma non sono abbastanza davanti ad un fenomeno macroscopico come la criminalità organizzata. Tutto questo emerge dalla relazione “Mafia e Massoneria” approvata ieri in Senato. I problemi risiedono anche dentro le armi più utili alla lotta contro la mafia come l’articolo 41- bis dell’ordinamento penitenziario italiano, il cosiddetto carcere duro. I criminali rinchiusi tramite questo strumento sono 730 “ma 640 sono ospitati in strutture penitenziarie che non rispondono a requisiti di legge”.

Si parla di gravi ritardi non solo nel completamento di strutture carcerarie, ma anche nel rimodernamento di quelle vecchie. Attualmente solo il nuovo penitenziario di Sassari, ospitante 60 mafiosi risulta idoneo, mentre quello di Cagliari è ancora lontano dalla sua ultimazione, anzi ancor prima di essere messo in funzione si trova già in stato di deterioramento.

Non più rosea è la situazione delineata sul piano sociale. Soprattutto nel Nord l’antimafia sottolinea la presenza di: “un movimento profondo e uniforme, con una particolare intensità in Lombardia e nel tessuto produttivo delle aree più dinamiche e ricche del Paese”. Così come forte è l’esistenza di forme di infiltrazione delle organizzazioni criminali mafiose nelle associazioni a carattere massonico”, ben 193 sono gli affiliati tra Sicilia e Calabria coinvolti o toccati da inchieste sulla mafia.

La relazione parla di una criminalità che spara poco, ma che corrompe di più e di “una straordinaria capacità di rigenerazione di Cosa Nostra” nonostante la scomparsa del loro boss storico Totò Riina: “ora i clan sono liberi di ridarsi un organismo decisionale centrale ed una strategia comune”.

Spazio nella relazione anche per il passato e il periodo delle stragi degli anni ’90. È alle loro vittime che Rosy Bindi dedica il lavoro della Commissione e sempre per loro chiede alla nuova legislatura di soffermarsi sugli attentati a stampo mafioso e risolvere le numerose domande ancora senza risposte “per pagare un debito di verità alle vittime”. Una necessità sostenuta anche dal procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho perché: “non è pensabile che una democrazia continui a mantenere dei lati oscuri soprattutto quando attengono alle proprie istituzioni, è quanto di più grave possa avvenire”.

Ci vuole più consapevolezza e azioni concrete ogni giorno: “L’astensionismo è il primo regalo alle mafie – aggiunge Rosy Bindi – se la politica non ritrova le strade del consenso buono finirà per aprire a quello al consenso cattivo, serve una responsabilità che forse abbiamo smarrito e questo vale per tutti”.

Alfredo Toriello

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