‘Ndrangheta, maxi-operazione fra Reggio Calabria e Firenze: scoperto sistema di riciclaggio

Un fermo immagine tratto dal video fornito dalla direzione investigativa Antimafia della Guardia di Finanza mostra un momento dell'operazione che ha portato al seqeustro di 51 imprese, oltre a beni immobili e disponibilità finanziarie, Reggio Calabria, 19 febbraio 2018. Le persone destinatarie del provvedimento di fermo sono ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione mafiosa, riciclaggio, autoriciclaggio, reimpiego di denaro, beni e utilità di provenienza illecita, usura, esercizio abusivo dell'attività finanziaria, trasferimento fraudolento di valori, frode fiscale, associazione per delinquere finalizzata all'emissione di false fatturazioni, reati fallimentari ed altro. ANSA/ UFFICIO STAMPA/ DIREZIONE INVESTIGATIVA ANTIMAFIA GUARDIA DI FINANZA 

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Sono 41 le persone arrestate e 68 le imprese sequestrate. La ‘ndrangheta utilizzava aziende toscane per riciclare denaro sporco tramite fatture false


Sono “Martingala” e “Vello d’Oro” i nomi delle due inchieste condotte dalle DDA di Reggio Calabria e Firenze, che hanno portato al fermo di 27 persone in Calabria e 14 in Toscana. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, dei reati di associazione a delinquere, estorsione, usura, riciclaggio, emissione di fatture false e altro. Le due operazioni hanno svelato i meccanismi di riciclaggio di capitali sporchi da parte di cosche della ‘ndrangheta calabrese in collaborazione con alcune imprese conciarie toscane. «Il quadro è preoccupante sia in Toscana, sia in altre regioni del centro-nord», ha commentato il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, «la ’ndrangheta si presenta agli imprenditori apparentemente onesti con il miraggio di procurare guadagni migliori e di far raggiungere loro obiettivi più alti».

Sono stati inoltre disposti i sequestri preventivi di 68 imprese fra Calabria e Toscana, di cui 7 con sede all’estero. Secondo quanto emerso dalle indagini, le aziende conciarie avevano accordi con gli esponenti toscani della ‘ndrangheta per rafforzare la liquidità e ottenere vantaggi sull’Iva attraverso il pagamento di false fatture. Il denaro, quasi sicuramente provento di attività illecite, veniva poi rimborsato a un tasso usurario medio del 9,5%. «Gran parte dei capitali – ha spiegato Cafiero de Raho – si spostavano in Toscana attraverso imprenditori collusi, i quali hanno coperto sostanzialmente i proventi delle attività criminose con false fatturazioni».

Alessio Esposito

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