Iran, 3700 arrestati per le proteste contro il governo

Manifestanti a Teheran  EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

A più di dieci giorni dall'inizio delle manifestazioni Rouhani interviene in tv e sfida i conservatori. Giallo sull'arresto di Ahmadinejad


3700 persone sono state arrestate in Iran nel corso delle proteste che hanno infuocato la nazione tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018. E’ quanto riporta l’ANSA oggi, citando una fonte del Parlamento persiano. Numeri che impressionano, se si pensa che fino a due giorni fa si parlava di mille arrestati, 1700 secondo gli attivisti. I morti sono invece 23, confermati durante la seduta straordinaria del Parlamento di Teheran dello scorso 7 gennaio.

Manifestanti a Teheran EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
Manifestanti a Teheran EPA/ABEDIN TAHERKENAREH

Gli iraniani hanno iniziato le proteste il 28 dicembre scorso contro il carovita e l’eccessivo impegno del governo in campo internazionale -con il sostegno economico delle milizie sciite in Siria, Libano e nella Striscia di Gaza- a scapito della popolazione. Le manifestazioni, partite nella città di Mashhad, hanno rapidamente coinvolto l’intero paese. Il persistere di una difficile situazione economica ed occupazionale, nonostante l’alleggerimento delle sanzioni internazionali a seguito dell’accordo Usa-Iran del 2015, ha contribuito ad alimentare il malcontento. Anche perché, con la presidenza Trump, tutto è cambiato e nuove sanzioni hanno colpito il paese mediorientale.

E’ ancora giallo sull’arresto dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, che sarebbe stato posto ai domiciliari per “incitamento alla rivolta”. La notizia non è stata confermata, ma del suo coinvolgimento si parla sin dall’inizio delle proteste. Ahmadinejad, che ha intenzione di ricandidarsi per le elezioni del 2020, avrebbe cavalcato il malessere sociale denunciando via web la corruzione del governo Rouhani e le sue fallimentari politiche economiche. L’ex presidente contava sull’appoggio della Guida Suprema Ali Khamenei e delle Guardie della Rivoluzione, i più importanti organi statali. L’Ayatollah, che aveva appoggiato Ahmadinejad durante i tumulti del 2009 –in cui la popolazione era insorta contro la rielezione del premier conservatore ed era stata duramente repressa –  gli ha oggi voltato le spalle. Secondo il quotidiano Al-Quds Al-Arabi, la Guida Suprema non avrebbe gradito sue recenti dichiarazioni nelle quali ha affermato che “alcuni tra gli attuali leader vivono separati dai problemi e dalle preoccupazioni della gente e non sanno nulla della realtà sociale” dell’Iran.

Nella giornata di ieri, intanto, il presidente Hassan Rouhani è intervenuto in televisione dichiarando che le rivendicazioni che hanno portato alle proteste sono di natura economica, politica, sociale e culturale. Nel ribadire che il popolo ha il diritto di manifestare, Rohani ha anche sfidato apertamente i conservatori dicendo che “non possiamo prendere uno stile di vita e dire di seguirlo a due generazioni dopo la nostra: il punto di vista delle nuove generazioni sul mondo è diverso dal nostro”.

Nicolò Delvecchio

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