Ultimi fuochi dalla commissione banche

L’audizione di Federico Ghizzoni getta nuove ombre sulla posizione di Maria Elena Boschi


Maria Elena Boschi Foto: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Maria Elena Boschi
Foto: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche è arrivata la testimonianza più attesa. Quella dell’ex-amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni. E non è passata inosservata. A Ghizzoni è stato chiesto di presunte pressioni da parte della ministra Boschi circa una possibile acquisizione di Banca Etruria da parte del gruppo Unicredit. Il banchiere ha negato di essersi sentito sotto pressione, ma ha confermato di aver ricevuto la richiesta di valutare l’operazione bancaria. Richiesta iterata, dice Ghizzoni, da una mail inviata da Marco Carrai (“mi è stato chiesto di sollecitarti per una risposta su Etruria”). Oltre a confermare l’anticipazione di Ferruccio De Bortoli che per primo aveva parlato dell’incontro tra Boschi e Ghizzoni (e allora Boschi aveva minacciato di querelare il noto giornalista, senza poi dar seguito alle proprie affermazioni), le dichiarazioni di quest’ultimo hanno un’altra conseguenza rilevante: tirano in ballo un elemento di spicco del famoso “giglio magico”, quel Marco Carrai, finanziere vicinissimo a Matteo Renzi, dal quale buona parte del gruppo dirigente del partito democratico sta in queste ore prendendo le distanze.

Mesi fa, a seguito delle rivelazioni di De Bortoli poi rivelatesi veritiere, l’ombra del conflitto d’interessi aveva lambito la Boschi, che, giova ricordarlo, è la figlia del banchiere Pierluigi Boschi, per anni nel consiglio d’amministrazione di Banca Etruria di cui nel 2014 è stato anche eletto vicepresidente. Nel periodo in cui emergevano i comportamenti poco trasparenti da parte di molte banche italiane e Bankitalia teneva nel mirino anche Etruria, i vertici di Unicredit e Etruria si incontrarono e il colosso allora guidato da Ghizzoni valutò negativamente una possibile acquisizione visti i problemi dell’istituto aretino. Pochi giorni dopo, siamo nel dicembre del 2014, la ministra Boschi si muove con Ghizzoni. La tempistica, oltre che la posizione di ministro per i rapporti con il parlamento, estraneo dunque alle dinamiche istituzionali di cui eventualmente si incaricherebbe il ministero dell’economia, escludono che la ministra si possa essere mossa in veste istituzionale piuttosto che a titolo personale. Prospettiva quest’ultima avvalorata dalla mail di Carrai, che non riveste alcun incarico istituzionale e che pure si occupava di Etruria contestualmente alla Boschi. L’11 febbraio 2015 Bankitalia commissaria Banca Etruria, dieci giorni dopo il “sondaggio” di Maria Elena Boschi.

Carrai sostiene di non essere intervenuto a nome di Boschi né di altri che non fosse un suo cliente personale. Boschi sostiene di aver già chiarito di non aver esercitato alcuna pressione. Eppure appare sempre più chiaro che il conflitto d’interessi non è nelle parole: è nelle cose. Si potrebbe domandare se si reputa normale che un ministro che si occupa d’altro chieda ad un banchiere l’acquisizione della banca di cui suo padre è vicepresidente. Si potrebbe chiedere se è normale che un finanziere che non ha incarichi di nessun genere si occupi di “sollecitare” (“mi chiedono di sollecitarti”) il suddetto banchiere. Ma forse si può rispondere con la definizione che si trova sul vocabolario Treccani alla voce “sollecitare”: verbo transitivo dal latino sollicitare (agitare fortemente):1. “fare pressione”.

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