Ilva, il governatore Emiliano rimane solo

Il tavolo tecnico con il ministro Calenda si conclude in un nulla di fatto. Continua il braccio di ferro fra Stato e istituzioni locali


Taranto soffoca, sommersa dai fumi tossici mentre migliaia di lavoratori si apprestano a trascorrere un altro difficile Natale. Sono quasi ventimila i precari dell’Ilva che guardano con apprensione al braccio di ferro tra il governatore della Puglia Michele Emiliano ed il ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Il tavolo congiunto sull'Ilva presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Roma, 16 novembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI
Il tavolo congiunto sull’Ilva presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Roma, 16 novembre 2017. ANSA/CLAUDIO PERI

Il tavolo tecnico, infatti, da tempo auspicato dallo stesso esponente del Partito Democratico e diventato realtà nella giornata di ieri, ha finito per aumentare dubbi e incertezze.
Il nodo della questione rimane il ricorso presentato nello scorso mese di novembre da Emiliano insieme al sindaco tarantino Rinaldo Melucci, che illustrava i danni ambientali legati all’acciaieria e che rischia di congelare la sua cessione al colosso indiano ArcelorMittal. Nel caso in cui l’atto non dovesse essere ritirato, si arriverebbe allo spegnimento dei motori del complesso industriale il prossimo 9 gennaio, giorno fissato per l’inizio della discussione al Tar.
L’incontro era partito sotto i migliori auspici, con il Mise pronto ad aprire alle richieste degli amministratori locali e capace di convincere il primo cittadino di Taranto della bontà delle proprie ragioni. Ma il governatore pugliese si è arroccato sulle sue posizioni, ribadendo la legittimità del ricorso e la volontà di concedere eventualmente il solo ritiro della sospensiva cautelare. Questa dispone lo stop dell’applicazione del piano ambientale in attesa di una pronuncia sul merito del Tribunale.
Al rifiuto ha così fatto seguito l’interruzione delle trattative. Il furioso ministro Calenda ha dichiarato inaccettabili le condizioni motivandole con il parere dell’Avvocatura dello Stato: “In caso di sospensiva, gli amministratori straordinari sono tenuti ad iniziare la procedura di spegnimento perché non possono produrre senza un’autorizzazione integrata ambientale in vigore”.

Sulla diatriba è intervenuto anche il segretario del Pd Matteo Renzi che attraverso un tweet ha tentato di mediare il conflitto: “Offro un piatto di Orecchiette a te e a Carlo Calenda ma deposita le armi, Michele Emiliano. Basta coi ricorsi, mettiamoci a un tavolo e salviamo Taranto”.

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