Argentina, violenza e repressione per i tagli alle pensioni

Manifestanti a Buenos Aires contro Macri 
FOTO ANSA

Oltre 150 feriti a Buenos Aires negli scontri fra polizia e manifestanti, ma le riforme non finiscono qui


Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Buenos Aires per protestare contro la riforma delle pensioni promossa dal Presidente Mauricio Macri. In Argentina la contestazione va avanti da giorni e non sono mancati episodi di autentica guerriglia e repressione. Le forze dell’ordine argentine si sono servite di gas lacrimogeni e proiettili di gomma, mentre i manifestanti sono arrivati a lanciare pietre staccate dall’asfalto. Il bollettino è drammatico, i dati ufficiali parlano di circa ottanta fermi e oltre 150 feriti fra civili e poliziotti.

Manifestanti a Buenos Aires contro Macri FOTO ANSA
Manifestanti a Buenos Aires contro Macri
FOTO ANSA

Intanto la legge ha ricevuto il via libera alla Camera, vincendo con un margine minimo al termine di una seduta di diciassette ore. Macri ha definito la riforma «un cambiamento necessario, l’unica via per garantire un futuro al Paese». Le pensioni subiranno un taglio drastico e colpiranno circa 17 milioni di argentini. «Non posso fare magie – ha aggiunto Macri in conferenza stampa – ognuno deve mettere il proprio granello di sabbia».

Dopo la violenta repressione, ha cominciato a impazzare per le strade di Buenos Aires il «cacerolazo», forma di protesta pacifica molto popolare in Argentina. I manifestanti marciano per la città con pentole e bastoni, esternando il proprio dissenso facendo rumore e intonando cori contro il Presidente. Il clima è rovente, violenza e malcontento imperversano per le vie delle maggiori città argentine, ma non è finita qui. La prossima riforma annunciata dal governo Macri è quella del lavoro, i maggiori sindacati già pronti ad annunciare Sciopero generale.

 

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