Trump: siamo entrati in una nuova era di competizione

Foto Ansa

Il presidente degli Stati Uniti d’America illustra la nuova strategia nazionale all’insegna del principio «America First». Per Washington la responsabilità di Wannacry è di Pyongyang


Vladimir Putin chiama Trump e lo ringrazia per le informazioni della Cia che hanno portato ad evitare l’attacco terroristico a San Pietroburgo. Ma se la telefonata di Putin aveva fatto pensare ad un avvicinamento dei due leader, il discorso di ieri sulla sicurezza nazionale del 45esimo presidente americano ha virato nettamente verso la posizione originaria sintetizzata nello slogan elettorale «America First».

Durante il discorso, Donald Trump ha definito Cina e Russia due potenze revisioniste, «competitrici strategiche» che vogliono sfidare gli Stati Uniti nella ridefinizione degli equilibri geopolitici. Le 67 pagine che raccolgono l’Nss (National Security Strategy), ovvero la strategia nazionale di sicurezza, ruotano intorno a quattro punti cardine convergenti tutti nell’obiettivo di fare tornare grande l’America: proteggere la patria, il popolo e il modello di vita americano; promuoverne la prosperità, assicurarne la pace attraverso la forza e quindi tramite il potenziamento della difesa; assicurare l’influenza americana nel mondo.

Il presidente degli Stati Uniti si conferma quindi in una posizione di contrapposizione rispetto al suo predecessore che, seppur parzialmente, aveva perseguito la linea del multilateralismo. Trump boccia il Trans Pacific Trade Partnership e conferma il rifiuto all’Accordo di Parigi, declassificando

epa06397677 US President Donald J. Trump speaks on his 'America First' national security strategy in the Ronald Reagan Building and International Trade Center in Washington, DC, USA 18 December 2017. Trump's strategy puts American sovereignty over international relations, particularly on issues of border security. EPA/JIM LO SCALZO
Donald Trump

il tema del clima da «priorità d’azione per la nostra sicurezza nazionale» – così era stato definito dall’amministrazione Obama – a «vari interessi nazionali».

Quello che c’è di inedito nella strategia di sicurezza nazionale americana è quindi il ritorno della competizione tra potenze. Un’espressione che richiama alla mente il lessico della guerra fredda e che sembra anticipare una netta rottura rispetto all’orientamento tenuto in passato da Trump, che finora è stato caratterizzato da una certa moderatezza verso Cina e Russia. D’altronde, è sufficiente guardare al tema Corea del Nord per rendersi conto che la competizione strategica e geopolitica sia inevitabile, non solo tra due storici avversari come Mosca e Washington, ma anche tra paesi caratterizzati da rapporti meno tesi, come USA e Cina. Il timore di un aumento dell’influenza statunitense nella penisola coreana è infatti il principale motivo che spinge Pechino a mantenere in piedi il regime di Kim Jong Un. A ben poco possono le proteste di Trump e l’imbarazzo internazionale provocato dalle velleità nucleari di Pyongyang davanti ad un elemento tipico del confronto bipolare, come l’interesse di Pechino alla difesa della propria sfera di influenza.

Ed è proprio sul fronte Corea del Nord che la Casa Bianca fa il suo ultimo affondo. Per Washington la provenienza di ‘Wannacry’, il cyberattacco che a maggio ha paralizzato un gran numero di sistemi informatici in Europa e America, è da ricondurre a Pyongyang. In un editoriale sul Wall Street Journal, Thomas Bossert, consigliere di Trump per la sicurezza interna e l’antiterrorismo, ha affermato di poter dimostrare che l’attacco è stato ordinato dal governo nord coreano. “Riteniamo responsabili coloro che ci fanno del male e ci minacciano, sia che agiscano da soli sia che agiscano per organizzazioni criminali o per paesi ostili. Il posto per gli hacker è il carcere, ma anche i governi devono pagare un prezzo per le loro azioni” ha affermato Bossert, aggiungendo: “la Corea del Nord continua a minacciare l’America, l’Europa e il resto del mondo non solo con le sue aspirazioni nucleari. Sta usando sempre più i cyberattacchi per alimentare il suo comportamento e causare distruzioni».

Lungo il 38 esimo parallelo sembra che il tempo si sia fermato. Gli attori sono ancora quelli di settant’anni fa; ora che anche gli Stati Uniti hanno rispolverato il vecchio vocabolario della competizione tra superpotenze l’analogia con il passato assume un tono inquietante. Con un’unica grande differenza: la guerra fredda, nel bene o nel male, ha assicurato un lungo periodo di stabilità; oggi, invece, gli antagonismi e gli opposti nazionalismi si stagliano in un ambiente caratterizzato dalla completa assenza di un ordine internazionale e di attori in grado di contenerli.

 

Di Eleonora Zocca e Angelo Berchicci

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