Il feretro di Vittorio Emanuele III torna in Italia tra le polemiche

Foto: ANSA/RAFFAELE SASSO

L’ex sovrano è tornato nel santuario di famiglia in Piemonte tra le critiche dell’Unione delle Comunità Ebraiche e dell’Anpi. Gli eredi di casa Savoia vorrebbero il trasferimento nel Pantheon, ma le istituzioni frenano


La salma di Vittorio Emanuele III, di fatto l’ultimo Re di casa Savoia, è rientrata nella giornata di ieri a Vicoforte, nel cuneese, da Alessandria d’Egitto, luogo in cui il sovrano si era ritirato nel 1946 e nel quale era morto un anno e mezzo dopo. La figura del Re delle due guerre, del fascismo, delle leggi razziali e della fuga a Brindisi continua ad animare l’opinione pubblica anche a settant’anni dalla sua scomparsa.

Pietro Grasso ritiene che il rientro in Italia sia un “mero atto di umana compassione”, da gestire con sobrietà e senza alcun onore pubblico. Il presidente del Senato ha però escluso categoricamente un trasferimento della salma nel Pantheon a Roma. Massimo D’Alema e Giulio Marcon, di SI-Liberi e Uguali hanno posto l’accento sul costo delle operazioni di trasporto, effettuate dall’Aeronautica Militare con volo di Stato. Duro il commento di Noemi Di Segni, presidentessa dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, per cui “il rientro della salma non può che generare profonda inquietudine, anche perché giunge alla vigilia di un anno segnato da molti anniversari”, compreso quello della firma delle leggi razziali, da lui avvallate ottanta anni fa. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’Anpi, per cui “portare a salma in Italia con solennità e volo di Stato urta le coscienze di chi ha una memoria storica”.

Foto: ANSA/RAFFAELE SASSO
Foto: ANSA/RAFFAELE SASSO

Tutti i rappresentati delle istituzioni intervenuti sull’argomento – tra cui il sindaco di Roma, Virginia Raggi – sono unanimi nel riconoscere che il corpo dell’ex sovrano debba rimanere nel santuario di famiglia in Piemonte, e non trasportato nel Pantheon a Roma, dove riposano i Savoia che hanno regnato. Sono solo gli eredi della casata, dunque, a spingere affinché “sciaboletta” possa riposare insieme al nonno e ai genitori -Umberto I e la Regina Margherita- nel tempio fatto costruire da Marco Vipsanio Agrippa tra il 27 e il 25 a.C.

Vittorio Emanuele di Savoia, nipote dell’ex Re, ha definito la sepoltura nel cuneese un tradimento alla “volontà dell’ultimo Re d’Italia, Umberto II”, suo padre. E, pur riconoscendo le colpe del nonno sul conferimento dell’incarico di governo a Mussolini, sulla firma delle leggi razziali, sull’entrata in guerra, è irremovibile nel definire il Pantheon “il posto dei Re”. La sensazione però è che difficilmente i feretri di Vittorio Emanuele III e della moglie Elena – la cui salma è stata riportata in Italia lo scorso 15 dicembre – si muoveranno da Vicoforte.

 

Nicolò Delvecchio

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