Fake news: il labile confine fra democrazia e informazione

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Il web da voce a chiunque ma preoccupa il numero degli italiani abbindolati da notizie false


Goffi tentativi e falsi d’autore. Le bugie che per tradizione hanno le gambe corte, ultimamente hanno iniziato a correre veloce, specie nel web. I risultati dell’indagine sulle fake news, condotta da Demos Coop e pubblicata su Repubblica, non lasciano adito a dubbi e destano notevole perplessità. Il 56 per cento degli italiani, quasi uno su due, ha ritenuto vera una notizia, poi rivelatasi infondata. Il 49% degli stessi vanta un livello d’istruzione elevato.

È lo scotto da pagare alla comunicazione in tempo reale, all’informazione a portata di clic.
Nel terzo millennio la stragrande maggioranza della popolazione mondiale ha accesso ad internet e può condividere i propri contenuti con una platea potenzialmente vastissima. Democrazia a costo zero ma anche bufale in quantità industriale, favorite da rapidità di diffusione e totale assenza di controlli. La rete semplifica l’esistenza e abbatte tutte le barriere ma non fa eccezione e, come ogni strumento di portata rivoluzionaria, reca in dote un lato oscuro, per il quale non c’è ancora antidoto efficace.

Uomini e donne, secondo le statistiche, cadono nel tranello con la stessa facilità, concretizzando, nella capacità di farsi abbindolare, una poco edificante parità di genere. La forbice tende ad ampliarsi analizzando l’età e le preferenze elettorali. Giovani tra i 25 ed i 34 anni ma anche grillini e forzisti, infatti, risultano categorie piuttosto vulnerabili. Al Pd va, invece, il merito di avere il pubblico più scettico.

Frutto fisiologico dei tempi moderni e fenomeno in espansione, come testimoniato dalle elezioni americane, le fake news, oggi, sono in grado di interferire sui principali temi di attualità, condizionando l’opinione pubblica e direzionando preferenze e consensi.

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