Addio a Tomlinson, papà dell’email: se muore l’innovazione

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Se n'è andato l'inventore della posta elettronica: dal 1971 la sua chiocciola fa correre il mondo della comunicazione


 

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Ray Tomlinson, programmatore statunitense e inventore dell’email nel 1971.

C’è posta, ma niente telegramma: è morto Ray Tomlinson, lo ha ucciso un attacco cardiaco. Aveva 74 anni, nel 1971 inventò la posta elettronica. Storie di innovazione, personaggi che sembravano nuovi e così, forse, anche immortali. Come Steve Jobs, il signor Apple. Lui se n’è andato più di quattro anni fa, ottobre 2011. Storie: venerdì 4 marzo è tornato alla casa del Padre, Robert Palladino, aveva 83 anni. Monaco trappista viveva  nell’Oregon. E fu lui a ispirare la rivoluzione grafica di Steve Jobs.

Storie: Ray Tomlinson è il babbo della  “chiocciola” @, simbolo di un nuovo modo di comunicare. L’ingegno e l’umiltà sono stati i tratti distintivi di quest’uomo che, con le proprie capacità, ha reso il mondo un posto più piccolo e veloce, lasciando un’impronta indelebile nella storia.

I suoi stessi collaboratori lo ricordano come una persona modesta, che non amava particolarmente l’utilizzo dello strumento che aveva creato, capace addirittura di accelerare il mondo, facendogli cambiare passo.

E di certo a Ray Tomlinson si deve molto: relazioni di ogni tipo, da quelle commerciali a quelle sentimentali, sono corse attraverso bit e byte, idee e emozioni hanno viaggiato tempestivamente fino ai loro destinatari, rimbalzando con un semplice clic di casella in casella.

Alla memoria del suo blog, ancora una volta un supporto digitale, Tomlinson ha affidato il ricordo della prima e-mail che era riuscito a inviare nel 1971, sfruttando il collegamento Arpanet, tra due macchine vicine. «Il primo messaggio fu abbastanza insignificante e in realtà l’ho dimenticato», raccontò. «Probabilmente si trattò di QWERTYUIOP (le prime lettere che si incontrano sulla tastiera) o qualcosa del genere».

Una scoperta che ha significato una svolta epocale. Era il 1998, quasi trent’anni dopo l’invio di quella prima e-mail, che il mondo di Hollywood ha deciso di dedicare a quell’incredibile invenzione un film divenuto cult dell’era digitale, “C’è posta per te”, dove Meg Ryan e Tom Hanks attendevano con trepidazione di connettersi a internet e aprire la posta elettronica per conoscersi, scambiandosi appunto e-mail.

Ciò che colpisce della figura di Tomlinson, come per quella di Jobs, è l’impressione che i grandi fautori e rivoluzionari del nostro tempo se ne stiano andando, forse troppo presto. Mentre le loro innovazioni sono ancora recenti e permeano profondamente la quotidianità di quasi tutti i cittadini del mondo.

C’è qualcosa che stona, un conto che non torna. Perché quello avviato è un processo non di semplice riforma, ma di rivoluzione irreversibile della comunicazione, capace di avvicinare persone lontane geograficamente, culturalmente e economicamente. Eppure la scomparsa di chi è stato artefice di questo grande cambiamento, in grado di modificare le abitudini dell’umanità, ha il sapore della beffa.

Queste personalità geniali sono accumunate dalla creazione di un nuovo modo di concepire e regolamentare le relazioni personali, di scardinare capisaldi sociali e inventare un linguaggio universale, in grado di annullare differenze e distanze attraverso monitor e tastiera. Una grande ventata di novità e di forza progressista che stride con il concetto sterile di morte.

Si resta senza guida, spaesati tra le vastità offerte dal mondo della tecnologia. Un’impressione acuita dal forte ruolo di icona rivestita da persone carismatiche come Ray Tomlinson e Steve Jobs. Risuona, allora, sempre attuale il testamento spirituale del fondatore della Apple, quel monito alla determinazione lanciato poco prima di morire: “Stay hungry, stay foolish”; siate affamati, siate folli, perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.

Uno stesso ruolo rivestito dal padre dell’e-mail, Ray Tomlinson, che invitava a avvicinarsi con cautela al mondo di internet, spogliandolo dei falsi miti: «Non credete a tutto quello che leggete sul web». E  ammoniva: «Ricordate che ci sono esseri umani che stanno dietro queste pagine e gli esserti umani fanno errori».

Precursori, pionieri, ma anche leader saggi, capaci di andare oltre il proprio tempo e vedere con lungimiranza i limiti delle loro stesse creazioni. Proprio questa fredda obiettività è stata la chiave per essere guide autentiche, esempi efficaci.

Lo spirito innovatore, costruttivo, che li ha da sempre animati non si limita a gettare il seme del cambiamento, ma lo persegue e mette a disposizione dell’umanità tutti gli strumenti necessari a proseguire nell’opera, per continuare a coglierne nuovi frutti, ogni giorno.

È, in fondo, anche questo un modo di fare futuro sostenibile.

Adesso, per Ray Tomlinson, è tempo di bilanci: 4 miliardi di indirizzi mail, frontiere dello spazio e del tempo abbattute. Numeri e risultati che nel 2012 sono valsi al programmatore statunitense la “Walk of Fame” di Internet, un museo virtuale dedicato alle figure che con le loro vite hanno dato un contributo straordinario nel campo del digitale. E oggi, nel giorno della sua morte, anche Gmail gli rende omaggio con un tweet in cui lo ringrazia per il suo operato, “grazie, Ray Tomlinson, per aver inventato l’email e messo in campo il segno @”.

 

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