Museo a rischio chiusura
Gli indios lo difendono con arco e frecce

Il governo di Rio de Janeiro vorrebbe demolire il Museu do Indio per costruirci un parcheggio. L'edificio, situato nei pressi dello stadio Maracanà, ospita oltre 500mila documenti di enorme valore storico sulle varie tribù indigene brasiliane


Gli indios dichiarano “guerra” alle autorità di Rio de Janeiro. Il Museu do Indio, a loro dedicato, rischia di essere demolito per far spazio a un parcheggio. Situato nei pressi dello stadio Maracanà, il museo è, infatti, d’intralcio all’operazione di modernizzazione che porterà lo stadio a essere pronto ad ospitare le partite di calcio della Coppa del mondo, nel 2014.

Armati di arco e frecce, gli indios già da qualche giorno stanno letteralmente facendo da scudo umano al “loro” edificio opponendosi all’intervento delle gru. Sul caso si è mossa l’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che ha deciso di inviare al governo brasiliano un documento per chiedere alcune spiegazioni sul progetto di demolizione dell’edificio. Dal luglio dello scorso anno alcune zone della città di Rio de Janeiro sono state dichiarate Patrimonio dell’Umanità proprio dall’Unesco. “Dobbiamo verificare se l’area del museo rientra nella regione di Rio che fa parte della lista del patrimonio mondiale protetto”, ha detto Roni Amelan, responsabile delle relazioni esterne dell’Unesco. “Se lo spazio occupato dall’antico museo – l’edificio ha 150 anni – non si trova nelle zone protette, l’Unesco non potrà interferire con la sovranità nazionale del Brasile. Al contrario, se l’edificio risulterà nella lista, il governo sarà obbligato a preservarlo”. Il Paese sudamericano, infatti, firmò nel 1972 la convenzione con l’Unesco sul patrimonio culturale e naturale dell’umanità.

Creato nel 1953 dall’antropologo brasiliano Darcy Ribeiro, nel 1978 il museo fu spostato nel quartiere di Maracanà, nel distretto di Botafogo e raccoglie oggi il passato di alcune delle più importanti tribù indigene brasiliane. Al suo interno si trovano oltre 14mila reperti etnografici, 16mila pubblicazioni specializzate, 50mila tra ritratti e fotografie, circa 200 video e registrazioni sonore, così come 500mila documenti di enorme valore storico sui gruppi indigeni e la loro situazione politica in Brasile dalla fine del XIX secolo fino ad oggi.

Ora rischia di fare posto a un parcheggio. Gli indios promettono di dare battaglia. Per salvare quel che resta del loro passato. Ma, soprattutto, del loro futuro.

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