Attentato sui social, ecco il terrorismo 2.0

Police block the road near the shooting at a mosque in Linwood, Christchurch, New Zealand, Friday, March 15, 2019. Multiple people were killed during shootings at two mosques full of people attending Friday prayers. (ANSA/AP Photo/Mark Baker) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved]

L'attacco contro due moschee a Christchurch ha causato la morte di 49 persone. Il filmato, ora rimosso dalle autorità, è stato trasmesso in diretta streaming sui social dal suo autore


Diciassette minuti.

Questa la durata del filmato che ha mostrato in diretta sui social la strage in Nuova Zelanda.

ANSA/AP Photo
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Almeno 49 i morti, oltre 20 i feriti. Il regista è Brenton Tarrant, australiano bianco di 38 anni. Il filmato è ora stato rimosso da Facebook e Twitter, ma restano ancora ferme nelle mente le terribili immagini di violenza. Una falla dei social network che consente la pubblicazione live di qualsiasi contenuto, in qualsiasi circostanza e da qualunque dispositivo mobile disponibile. Mark Zuckerberg e soci da diverso tempo stanno cercando di intervenire sulla questione, con leggi apposite e mosse per salvaguardare la “salute” dei contenuti postati sul web.

La trama del video è lineare. In apertura si vede come l’attentatore si muova in auto – una station wagon di colore beige – verso la moschea di Al Noor su Deans Avenue, nella cittadina di Christchurch, la più grande dell’isola del sud. Armi e munizioni poste sul sedile passeggero, taniche di benzina nella parte posteriore dell’abitacolo. Giunto a destinazione, Tarrant è sceso dall’abitacolo, ha aperto il portone della moschea e ha aperto il fuoco. Vi è rimasto dentro per tre lunghi minuti, scaricando interamente il caricatore di pistole e fucili. Non pago, è tornato in auto per rifornirsi e rientrare nuovamente nel luogo di culto musulmano, prima di fuggire a grande velocità.

Una carneficina che sembra essere ispirata da altri uomini. Tra i nomi incisi a caratteri cubitali sui caricatori dei mitra quello dell’italiano Luca Traini, l’uomo che nel febbraio 2018 sparò per le strade di Macerata contro immigrati africani. Fonte di ispirazione anche Sebastiano Venier, generale veneziano eroe della battaglia di Lepanto contro i Turchi del sedicesimo secolo.

Manifesto mostrato sui socialInternet non solo come mezzo di diffusione, ma anche di rivendicazione. Un manifesto di 28 pagine è infatti apparso sui profili Facebook e Twitter dell’attentatore per rivendicare la strage: La grande sostituzione. Verso una nuova società, marciamo avanti. «Questo è un genocidio bianco», si leggeva nelle pagine pubblicate online.  Un cerchio diviso in otto parti certifica buoni e cattivi. «Angela Merkel è la prima della lista, pochi hanno fatto più danni di lei». Non solo la cancelliera tedesca tra gli obiettivi, ma anche il presidente turco Recep Erdogan e il sindaco di Londra, il musulmano Sadiq Khan. L’obiettivo era infatti quello di liberare l’Europa dagli “invasori” rom, africani, indiani, turchi e semiti. Il modello cui ispirarsi? Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti è «simbolo della rinnovata identità bianca».

«Cacciare gli invasori, riprendersi l’Europa». Il motto di Tarrant diffuso su tutti i suoi canali social, giunto in tutto il mondo e alle orecchie e occhi di tutti. Un web incapace di bloccare i contenuti maligni, che dovrà ora interrogarsi vivamente sul futuro.

Tarrant precisa come non si sia mai avvicinato a nessuna organizzazione, sebbene vanti donazioni e interazioni con diversi gruppi nazionalisti. Anche la scelta della Nuova Zelanda non è casuale: bisognava dimostrare come anche le parti più remote del mondo sono soggette a «immigrazione di massa».

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