Parla Renato Brunetta: «Il governo gialloverde? Un pugile suonato che presto crollerà»

Il caso Banca Carige è solo all’inizio ma le polemiche sembrano già inarrestabili. Mentre la maggioranza rimane in apnea, l’opposizione attacca

La teoria del Pugile

 

«Io ho una mia teoria, la potrei chiamare come la teoria del pugile suonato. Un pugile suonato accumula traumi cranici in ragione dei pugni che prende. Non è mai un solo pugno a mandarlo a tappeto, ma è la somma di tanti microtraumi che sommandosi portano alla fine del match. L’ultimo pugno, anche se di piccola entità, infatti lo fa crollare al tappeto»

Il Coach Brunetta ne è sicuro, questa maggioranza prima o poi crollerà. Che sia oggi, domani o tra qualche mese, tutte le piccole e grandi crisi affrontate dell’alleanza gialloverde, durante questi primi mesi di governo, alla fine presenteranno il conto al duo Salvini-Di Maio. A giudicare dalle parole del politico forzista di lungo corso, il collasso è alle porte ed è solo questione di tempo che altre e più pressanti “grane” si presentino alle porte di Palazzo Chigi, colpendo con durezza le fondamenta del governo del cambiamento.

 

«Passata la vicenda dei 49 migranti, su cui peraltro il governo stava già per cadere, all’ordine del giorno sono enormi i pugni che stanno per arrivare sul pugile. Primo fra tutti il dato sulla crescita e, contestualmente la certificazione della recessione, che arriverà tra qualche giorno»

Ma non solo:

 

«C’è il probabile downgrade da parte delle agenzie di rating sul nostro debito sovrano e il nostro outlook. Tra qualche giorno ci diranno che la crescita prevista dalla nuova legge di bilancio sarà inferiore all’1% previsto e si attesterà attorno allo 0,4 e 0.5%. E magari qualche asta potrebbe anche andar male. L’insieme di queste crisi, non potrà fare altro che portare alla crisi di governo»

Maggioranza che al momento quindi, secondo quanto ci dice l’economista veneziano, non può dormire sonni tranquilli, soprattutto dopo lo scoppio del caso Carige.

 

Caso Carige

 

Il banco genovese, salvato da Lega e 5 Stelle con una garanzia di 3 Miliardi per i nuovi bond emessi e un’eventuale ricapitalizzazione di 1,3 miliardi a carico del Ministero del Tesoro, è il pugno che potrebbe affossare il gigante gialloverde. Prima di tutto i due partiti al governo dovranno combattere la crisi d’identità che sta scuotendo la propria base elettorale, non troppo contenta per le decisioni prese. Poi dovranno far fronte al fuoco di fila delle opposizioni, che senza criticare l’operato del governo, criticano la poca coerenza dimostrata.

 

«C’è molta ipocrisia, perché le forze dell’attuale maggioranza sono le stesse che hanno combattuto tutta la strategia di Renzi e Gentiloni riguardo interventi sul sistema bancario italiano. Sarebbe stato necessario riconoscere quando c’è, un interesse supremo dello stato o dell’economia italiana, dove non ci sono posizioni di parte ma solo nell’interesse del paese»

Salvataggio, quello nei confronti di Carige, che non è difforme nella forma e nella sostanza, in positivo e in negativo, da quello del dicembre 2016, targato Renzi-Gentiloni.

 

«Hanno negato sia lega che cinque stelle la natura dell’intervento, dicendo che è assolutamente difforme da quello del dicembre 2016, il decreto è identico, uguale tranne il nome della banca, virgole comprese»

Per entrambi comunque sia, Brunetta ha una critica: la tempistica dell’intervento di salvataggio.

 

«Credo che anche questa volta il governo si sia mosso tardi. Si poteva intervenire prima. La vicenda Carige viene da lontano e probabilmente questo governo poteva farlo sin da subito, anche se sarebbe stato tardi lo stesso»

Le misure ora prese dall’esecutivo però non appaiono le più congeniali all’attuale situazione. Anziché nazionalizzare o sperare in una ricapitalizzazione con fondi privati, Renato Brunetta propone una terza opzione al problema Carige:

 

«Se tutte le strade dovessero andar male, c’è un’altra via possibile. Quella della fusione con un’altra banca di maggiore dimensioni in grado di ricapitalizzare»

L’affaire “Carige” pare essere solo alle origini e del salvataggio se ne sentirà parlare ancora per molto.

 

Conseguenze del “problema” banche e la sua onda lunga

 

L’ultima domanda da porsi è se in termini elettorali, con le elezioni europee alle porte, il problema banche influirà sulle due forze politiche e soprattutto su chi avrà maggiore impatto. Lega o Movimento? Di Maio o Salvini?

 

«Tutte e due. Non è vero che ne usciranno distrutti i cinque stelle, mentre i leghisti ne usciranno vincitori. Ne uscirà distrutta la follia di un governo formato da Lega e Cinque Stelle, un matrimonio mostruoso che non poteva stare in piedi perché metteva insieme il diavolo e l’acqua santa. Molto probabilmente alle prossime Europee pagheranno più i Cinquestelle perché sono meno strutturati ed esperti, anche dal punto di vista territoriale, rispetto alla Lega, ma entrambi ne usciranno malissimo».

 

Amici che sbagliano

 

Naturale infine la domanda sui rapporti che intercorrono tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, alleati inarrestabili nelle regionali, ma lontani a livello nazionale da quando Conte si è insediato.

 

«Il nostro rapporto con la Lega è lo stesso con quello che abbiamo con tutto il centrodestra. Lo abbiamo detto più volte: l’unica area che può governare in questo paese e che è maggioritaria, è il centrodestra. Ogni tanto però ci sono degli amici che sbagliano»

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