«Bye Bye Twitter e Facebook» Habeck, leader dei Verdi tedeschi abbandona i social

Una scelta meditata tutta la notte, nata dopo un attacco hacker e pesanti critiche: «Nessun social è aggressivo, così pieno di odio e malizia come Twitter»

Impaginazione semplice e pulita, 7 capoversi e 587 parole anticipate dal titolo “Bye Bye Twitter und Facebook”. È l’ultimo post pubblicato da Robert Habeck, leader dei Verdi tedeschi, sul sito personale. Un lungo “blog d’addio” dove il politico annuncia la sua intenzione di abbandonare le due popolari piattaforme social.

Una decisione meditata ma immaginabile. Infatti, lo scrittore e filosofo tedesco non ha mai avuto un rapporto “amichevole” con i social, soprattutto nell’ultimo periodo. Come spiega lo stesso Habeck le motivazioni, alla base di questa decisione sono diverse: «Come fai ad essere così stupido da commettere lo stesso errore due volte?… si può commettere un errore, non lo stesso una seconda volta. Questo deve avere una conseguenza. E per me è cancellare i miei account.»

Il primo segnale di un rapporto che stava per terminare arrivò dopo l’attacco hacker avvenuto i primi di gennaio, in cui un vent’enne ottenne e postò informazioni private di alcuni politici tedeschi. Habeck fu uno dei più colpiti, infatti vennero pubblicati i nomi dei familiari (tra cui i figli) e le conversazioni private avute con i familiari.

Tuttavia la goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le pesanti critiche ricevute dopo aver postato un video in cui invitava a votare i Verdi alle prossime elezioni nella regione della Turingia, piccolo stato federale della Germania Centrale. Il politico sosteneva di voler far “diventare” lo stato federale: «Liberale, cosmopolita, democratico e ecologico.» Una scelta infelice di termini, così si giustifica Habeck, in cui sembrava intendere che, ad oggi, la Turingia non lo sia. Ma il mea culpa linguistico non è bastato per arrestare la valanga di critiche.

EPA/CLEMENS BILAN
EPA/CLEMENS BILAN

«Dopo una notte insonne sono arrivato alla conclusione di chiudere Twitter… Nessun social è aggressivo, così pieno di odio e malizia come Twitter. E a quanto pare innesca qualcosa in me: sono più aggressivo e polemico.» Una scelta controtendenza per il tempo in cui viviamo e Habeck lo sa bene: «Può essere che questo sia un errore politico perché mi priva della possibilità di raggiungere in maniera diretta più persone. Ma so che sarebbe un errore più grande non fare questo passo.»

Non è notizia di tutti i giorni sentire che un politico decida di abbandonare i social, dato che ormai sono il punto focale per discussioni e strumento di campagne elettorali. Padre dell’uso social come strumento politico fu Obama, che capì e sfruttò il potenziale di Facebook e Twitter. Un successo tanto grande da aprire la strada ai politici di oggi, interpreti perfetti di questo tipo di comunicazione. Ora l’addio di Habeck ai social fa sorgere il dubbio se possa esserci un modo miglior per comunicare con i propri elettori senza Facebook o Twitter. Alla domanda ha provato a rispondere l’illustratore tedesco Kostas Koufogiorgos scherzando sull’anima ambientalista, e ora “no-social”, del politico. La vignetta ritrae Habeck intento a mandare un piccione viaggiatore mentre dice: «Problema risolto: ora sono su eco-Twitter.»

 

 

Habeck si apre ad una nuova sfida politica. Difficile pensare che ne possa uscire vincitore vedendo che altri come Trump, o Salvini, usano quotidianamente le loro piattaforme social come strumenti essenziali per comunicare la loro visione politica. Al di là di ogni previsione politica c’è un quesito sociale da doversi porre: “Può un social esser più forte dell’uomo stesso?A quanto pare si.

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