Regeni, la famiglia fa i nomi dei possibili colpevoli: “Devono avere paura”

In conferenza stampa a Roma sono stati fatti i nomi dei venti sospettati del rapimento e dell'uccisione dell'universitario italiano. Tutti ricollegabili alla Polizia e ai Servizi segreti egiziani

Venti nomi. Sono quelli pronunciati da Alessandra Ballerini, avvocato della famiglia Regeni, che ha ricostruito  la dinamica del rapimento e dell’uccisione di Giulio Regeni nel gennaio del 2016. Ballerini ha fatto il nome di venti persone che potrebbero essere tra coloro che sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura. Presso la sede della Federazione nazionale della stampa italiana si è tenuta una conferenza stampa nella quale sono intervenuti anche Paola e Claudio Regeni, genitori di Giulio e il senatore Luigi Manconi.

Recenti sviluppi nelle indagini hanno fatto sì che i rapporti tra le autorità egiziane e quelle italiane siano tornati a essere tesi soprattutto per l’impegno del presidente della Camera Roberto Fico che ha interrotto i rapporti con le autorità egiziane. Dopo che la magistratura italiana ha iscritto nel registro degli indagati cinque agenti dell’intelligence egiziana, l’Egitto ha dichiarato ufficialmente che non proseguirà nella collaborazione con gli inquirenti italiani.

“Dalle nostre indagini, con le unghie e con i denti, i nostri brandelli di verità ci portano a una ventina di nomi che sono quasi tutti della National Security” ha dichiarato l’avvocata Ballerini. “Sono per lo più Generali e Colonnelli. Vorremmo che per una volta non si sentissero sicuri. Vorremmo dire che non sarà il tempo a farci desistere, semmai il contrario. Leggerò questi venti nomi. Alcuni sono noti, altri no. Non è detto del resto che siano solo cinque coloro che saranno indagati. Voglio che sappiano che potrebbero essere loro a fare un viaggio e non tornare più a casa perché sono indagati”.

“Abdallah, il capo del sindacato degli ambulanti che ha venduto Giulio, è il primo nome” ha continuato la legale. “Giulio lo chiamava ‘miseria umana’. Gli era stato indicato da fonti istituzionali. Questi ha consegnato Giulio a un colonnello, Kamal, i cui capi sono il generale Kalaf, e Ibrahim Magdi Sharif. Abdallah è andato con una cimice a provocare Giulio e intercettarlo su mandato di costoro. Queste sono cose accertate. Quando il ministro degli Interni dice di non aver attenzionato Giulio, mente. Altre persone alla National Security si occupano di altri crimini e rapimenti. Essi potrebbero essere coinvolti nel rapimento di Giulio. Alcuni colonnelli hanno organizzato l’uccisione di cinque innocenti poliziotti per darli in pasto come capri espiatori”.

“Un altro assistente della National Security, un avvocato, consegnò ai superiori il passaporto di Giulio. Molte di queste vipere sono al soldo dello Stato egiziano. Anche il medico legale mente. Dice che Giulio è morto per un ematoma cerebrale ma non è così. Le torture si sono prolungate per più di una settimana, e non per un giorno, come dichiara lui. Mentono le persone che trovarono il corpo di Giulio. Mente un uomo che dice di aver visto Giulio coinvolto in una rissa davanti all’ambasciata egiziana. Hanno cercato di dire che Giulio era omosessuale, perché secondo loro era una pista denigratoria”.

“Con questo fango che ancora si getta su Giulio, le autorità hanno reagito anche questa volta: i media non hanno dato la notizia dell’incriminazione, e si è cominciato a dire che Giulio non aveva il visto di studio, eccetera. A questo fango ha risposto, dopo la morte di Giulio, il Generale Tarik Saber (che recepiva una nota di Sharif), dicendo che la presenza di Regeni non ha mai rappresentato un pericolo per l’Egitto, che il ragazzo soggiornava regolarmente su suolo egiziano, e che da accertamenti e verifiche era stato appurato che Giulio stava proseguendo regolarmente nei suoi studi. Sharif è quello che ha montato le accuse contro il nostro consulente Abdallah (Abdallah il buono) che è stato arrestato nel 2016 perché ci stava aiutando. Qualcuno ci chiede se la procura egiziana ci abbia aiutato. Rispondo che i loro errori ci sono stati molto utili. L’Egitto si prepara a fare i conti con questa storia. Speriamo che non siano conti sanguinosi.”

 

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