L’amica geniale: la tv italiana va in orbita

Dopo Gomorra e The Young Pope, arriva L'amica geniale, co-produzione internazionale che esporta le storie italiane nel mondo

Tv: ascolti; 7 mln e il 29% per debutto Amica genialeLe serie tv continuano a vivere una stagione d’oro. Le forme di intrattenimento di ultima generazione che continuano a proliferare sulla pay tv sono state rilanciate dallo sbarco anche in Italia delle piattaforme di streaming, Netflix in testa. Nel nostro paese è stata Sky a proporre per prima un nuovo tipo di prodotto rispetto alle serie alle quali eravamo abituati, quelle della Rai, che costavano poco ed erano realizzate con mezzi tecnici modesti. Questo ponte tra vecchia televisione e il nuovo mondo dorato proveniente dagli Stati Uniti ha fatto sì che produzioni nostrane venissero incontro ad un pubblico già preparato ad accoglierle. Il successo dei «Medici» targato Lux Vide e «The Young Pope» di Sorrentino ha segnato il boom delle serie italiane realizzate in co-produzione. «Gomorra» è arrivata in tutto il mondo e da poco anche la Rai si è lanciata sul mercato internazionale con la trasposizione di «L’amica geniale». Si è creata una frattura definitiva tra la tv generalista classica è questo genere di produzioni costosissime ma che generano profitti enormi. Se consideriamo la Rai, rispetto a costi quasi irrisori, le serie più seguite rimangono «Don Matteo», «Che Dio ci aiuti 3», seguita dal «Paradiso delle signore». Produzioni che costano dai 9 mila euro ai 14 mila euro a puntata. «The Young Pope» è stata realizzata con un budget di produzione che supera i 40 milioni di euro, di cui oltre 30 arrivano dai partner internazionali. Il racconto italiano è diventato un vero modello di esportazione in grado di attrarre investimenti e risorse grazie anche alle opportunità offerte dalla nuova legge sul cinema che estende il tax credit anche alle serie tv.

«L’amica geniale» non può essere definita del tutto italiana perché è una produzione Rai ed Hbo assieme a TimVision: capitali americani e italiani per un budget mai visto in Italia, ancorché… segreto. Sì, perché i costi di produzione sono stati tenuti coperti. La qualità ammirata dalla prima puntata andata in onda a novembre, tuttavia, non lascia spazio a dubbi: è la serie tv più ambiziosa mai realizzata con un sostanziale contributo italiano.

Se si fanno i confronti con le cifre che girano in altri paesi, possiamo renderci conto di quello che oggi significa il mercato delle serie tv. «The Crown» la serie più costosa di tutti i tempi, costò 130 milioni di dollari per una stagione (prodotta sempre da Netflix). La storia è incentrata sulla vita di Elisabetta II e sulla famiglia reale britannica.

Resistono ancora, nelle classifiche delle serie più costose, vecchie glorie come «Friends», per il quale i sei protagonisti ricevevano un compenso di un milione di dollari a puntata ciascuno, e «E.R.», con il giovane George Clooney.

Oggi la nave più costosa da tenere in mare è quella di «Game of Thrones»: se per la prima stagione sono stati stimati circa 60 milioni di dollari di costi per la produzione, per la nuova stagione le spese affrontate hanno superato i 100 milioni di dollari. Ogni singola puntata costa alla produzione circa 8 milioni-10 milioni di dollari americani. Per i nuovi episodi è già previsto un budget di 15 milioni di dollari ciascuno. Numeri da capogiro. Ma al momento si tratta di investimenti altamente remunerativi.

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